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Avvocato penalista – atti sessuali con minorenne

Avvocato penalista – atti sessuali con minorenne

Milano, 9 maggio 2022

Avvocato penalista – ATTI SESSUALI CON MINORENNE

L’Avvocato penalista Boccia, assistito dai suoi qualificati collaboratori e grazie all’esperienza maturata negli anni di attività forense ed al constante aggiornamento professionale, offre ai propri assistiti  coinvolti in un procedimento penale per reati di atti sessuali con minorenne il supporto necessario e un’assistenza puntuale; siano loro imputati o persone offese che intendono costituirsi parte civile.

Il reato previsto dall’art. 609 quater c.p., punisce con la reclusione da cinque a dieci anni “chiunque, al di fuori delle ipotesi previste” dall’art. 609 bis c.p. “compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto, non ha compiuto gli anni quattordici”. Il reato in esame si connota per una condotta di tipo intrusivo verso la sessualità del minore senza che tuttavia ricorrano i fatti tipici della costrizione (ex art. 609 bis, co. 1 c.p.) o della induzione (ex art. 609 bis, co. 2, n. 1), come chiaramente si deduce dal primo periodo dell’art. 609 quater, citato co. 1, laddove si parla di condotte commesse al di fuori delle ipotesi previste nell’art. 609 bis c.p. (Cassazione penale sez. III, 17/05/2018, n.44530 che richiama Sez. 3, n. 17383 del 16/12/2014, dep. 2015, O., Rv. 263350).

Secondo l’orientamento costante della giurisprudenza per “atto sessuale” deve intendersi “oltre ad ogni forma di congiunzione carnale, qualsiasi atto che, risolvendosi in un contatto corporeo tra soggetto attivo e soggetto passivo, ancorché fugace ed estemporaneo, o comunque coinvolgendo la corporeità sessuale di quest’ultimo, sia finalizzato e normalmente idoneo a porre in pericolo la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo nella sua sfera sessuale.

Punti focali sono la concreta idoneità della condotta, esprimente l’impulso sessuale dell’agente, a compromettere la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo nella sua sfera sessuale, mentre nessun rilievo decisivo si connette all’effettivo ottenimento del soddisfacimento del piacere sessuale dell’agente medesimo. Ne consegue che anche i palpeggiamenti, i toccamenti e gli sfregamenti corporei, posti in essere nella prospettiva del reo di soddisfare od eccitare il proprio istinto sessuale, in quanto coinvolgono la corporeità della vittima, possono costituire una indebita intrusione nella sfera sessuale di quella”. (Cassazione penale, sez. un., 19/12/13, (ud. 19/12/13, dep. 14/04/2014), n. 16207).

La fattispecie disciplinata dal detto art. 609 quater c.p. mira alla salvaguardia del corretto sviluppo della personalità sessuale del minore stabilendo un’inviolabilità sessuale assoluta (per la vittima infraquattordicenne) e relativa e condizionata (per l’infrasedicenne) (v. sul punto Sez. 3A 25.2.2004 n. 15287, D’Ettore, Rv. 228610).

Viene così fissata a 14 anni la soglia al di sotto della quale vige una presunzione assoluta di invalidità del consenso ad atti sessuali eventualmente prestato dal minore. Fatto salvo quanto detto, il consenso espresso dal minore all’atto sessuale commesso dall’adulto esclude ogni forma di violenza sessuale nelle sue condotte tipizzate dalla norma di riferimento (art. 609 bis c.p.) ed è eventualmente valutabile ai fini del riconoscimento della circostanza attenuante speciale della minore gravità prevista dall’art. 609 quater, co. 4 c.p. (v. in termini Sez. III, 14/6/2011 n. 29618, M., Rv. 250626).

Pertanto nei reati sessuali a danno di minore infraquattordicenne, il bene giuridico leso non è tanto la libertà di autodeterminazione, dal momento che secondo l’ordinamento italiano tali soggetti non sono in grado di autodeterminarsi nella sfera sessuale, quanto la capacità del minore di sviluppare una perfetta consapevolezza della propria corporeità sessuale in futuro ed un proprio equilibrio psichico con riferimento ad essa, una volta varcata la citata “soglia temporale di intangibilità”.

Ed è proprio alla luce dell’eventuale danno subito dal minore nella consapevolezza della propria corporeità sessuale che andrà valutata la rilevanza penale della condotta tenuta dall’autore della condotta.

Ai fini del riconoscimento dell’attenuante di minore gravità in tema di atti sessuali con minorenne, è necessaria una valutazione globale del fatto, nella quale assumono rilievo i mezzi, le modalità esecutive, il grado di coartazione esercitato sulla vittima, le condizioni fisiche e psicologiche di quest’ultima, anche in relazione all’età, mentre ai fini del diniego della stessa attenuante è sufficiente la presenza anche di un solo elemento di conclamata gravità (Sez. 4, n. 16122 del 12/10/2016, dep. 2017, L., Rv. 269600; Sez. 3, n. 6784 del 18/11/2015, dep. 2016, D., Rv. 266272; Sez. 3, n. 21623 del 15/04/2015, K., Rv. 263821).

Affinché si realizzi una compromissione grave della libertà sessuale della minore si devono tenere in considerazione ulteriori elementi, tra i quali il grado di coartazione esercitato sulla vittima, le condizioni fisiche e mentali di quest’ultima, le caratteristiche psicologiche, valutate in relazione all’età, l’entità della compressione della libertà sessuale e al danno arrecato alla vittima anche in termini psichici. (Cassazione penale sez. III, 13/07/2018, (ud. 13/07/2018, dep. 24/10/2018), n.48377).

Da ciò consegue che un approccio attento ai diritti di libertà della vittima nonché anche al normale ed armonico sviluppo sessuale dei minori, richiede che il disvalore penale del fatto trovi i necessari indici di riferimento, utili per ridimensionare il tasso di indeterminatezza dell’attenuante, nella gravità del danno o del pericolo, cagionato alla persona offesa, da valutarsi e quantificarsi sulla scorta dei parametri di cui all’art. 133 c.p., comma 1: la natura, la specie, i mezzi, l’oggetto, il tempo, il luogo, ogni altra modalità dell’azione, appunto sulla base del disvalore della condotta desunto dalle modalità dell’azione e sulla base della gravità del danno cagionato, oltre all’intensità del dolo (ex multis, Sez. 3, n. 14560 del 17/10/2017, dep. 2018, D., Rv. 272584; Sez. 3, n. 31841 del 02/04/2014, C., Rv. 260289).

Perciò possono assumere rilevanza: la qualità dell’atto compiuto (piuttosto che la quantità di violenza fisica esercitata), il grado di coartazione esercitato e le condizioni fisiche e mentali della vittima, le caratteristiche psicologiche valutate in relazione all’età, l’entità della compressione della libertà sessuale ed il danno arrecato anche in termini psichici, trattandosi di criteri maggiormente significativi cui fare riferimento per il riconoscimento o meno dell’attenuante della minore gravità nei reati sessuali.

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Studio Legale Boccia

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