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Appello

APPELLO

L’appello è un’impugnazione ordinaria. Non tutte le sentenze possono essere appellate.

Sono tipicamente appellabili le sentenze dei giudici di primo grado, cioè del G.I.P., del giudice di pace, del tribunale e della corte di assise. Tuttavia non tutte le sentenze di primo grado sono appellabili. Le limitazioni all’appellabilità di queste ultime sono oggettive (relative al tipo di sentenza) e soggettive (relative al legittimato all’impugnazione).

Le limitazioni oggettive sono le seguenti:

  • Per il PM: in caso di sentenza di condanna, in caso di modifica del titolo di reato, di esclusione di una circostanza aggravante ad effetto speciale, erogazione di una pena di specie diversa rispetto al quella ordinaria del reato.
  • Per l’imputato: in caso di sentenze di condanna può appellare sempre tranne quelle relative alle contravvenzioni di cui al c. 3 dell’art. 593 c.p.p. In caso di sentenze di proscioglimento, egli può impugnare salvo non si tratti di piena assoluzione perché il fatto non sussiste o l’imputato non lo ha commesso.
  • Per sentenze concernenti reati contravvenzionali: Sono inappellabili le sentenze di condanna per cui è applicata la sola pena dell’ammenda, così come le sentenze di proscioglimento relative a reati contravvenzionali puniti con ammenda o pena alternativa.
  • Per sentenze rese in sede di giudizio abbreviato: L’art. 593, c. 3 c.p.p. testualmente recita “in ogni caso” in relazione ai limiti oggettivi di appellabilità, pertanto valevoli per tutte le sentenze, anche quelle rese in giudizio abbreviato.
  • Per sentenze di non luogo a procedere: Sino alla L. 103/2017 l’unico rimedio avverso le sentenze di non luogo a procedere esperibile dal PM era il ricorso in Cassazione. Dal 2017, invece, è stata inserita la possibilità per il PM di proporre impugnazione innanzi alla Corte di appello, in funzione di Giudice nel merito della decisione del G.U.P. Nel 2018, inoltre, il d.lgs. n. 11 ha introdotto la inappellabilità delle sentenze di non luogo a procedere concernenti contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda o con pena alternativa.
  • Per le restanti sentenze: Sono inappellabili le sentenze di patteggiamento, così come la sentenze di proscioglimento predibattimentali.

 

Limitazioni soggettive all’appellabilità

 Tali limitazioni sono state inserite nel 2018 per il Pubblico Ministero e sono contenute nell’art. 570 c.p.p.

L’impugnazione può essere proposta dal Procuratore della Repubblica avverso sentenze di primo grado e dal procuratore generale verso quelle di appello, nonché verso quelle di primo grado. Al comma 2 dell’art. 570 c.p.p., in particolare, è previsto che il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello può appellare solo nei casi di avocazione o acquiescenza al provvedimento da parte del PM.

Sia il Pubblico Ministero che il Procuratore Generale hanno facoltà di ricorrere in Cassazione nel caso di sentenze inappellabili.

 

Giudice competente per appello

 Tranne nel caso di sentenze del Giudice di Pace, il giudice competente è sempre la Corte d’Appello. Più nello specifico:

  • Corte d’Appello è competente per le sentenze del Tribunale del dibattimento o del G.I.P.
  • Corte d’Assise di Appello è competente per le sentenze della Corte di Assise o del G.I.P. (per reati per cui è competente la Corte di Assise di primo grado)
  • Tribunale monocratico è competente per le sentenze del giudice di pace.

 

Legittimazione e appello incidentale.

Sono legittimati ad appellare l’imputato, il PM e la parte civile, quest’ultima, in particolare, per la responsabilità civile dell’imputato e/o del responsabile civile avverso la sentenza di proscioglimento in primo grado.

Nei casi in cui l’appello non sia presentato dall’imputato, ma dal PM o dalla parte civile, egli ha la possibilità di proporre appello, anche se non nei termini previsti, attraverso l’istituto dell’appello incidentale di cui all’art. 595 c.p.p., che stabilisce testualmente che: “L’imputato che non ha proposto impugnazione può proporre appello incidentale entro quindici giorni da quello in cui ha ricevuto la notificazione prevista dall’art. 584 c.p.p.”. Occorre tuttavia sottolineare che l’appello incidentale dipende in toto dall’appello principale, se esso quindi dovesse essere dichiarato inammissibile, sarebbe inammissibile anche quello incidentale.

L’appello si configura come un’impugnazione parzialmente devolutiva. In altre parole, il giudice dell’appello può decidere solo sui capi e sui punti della decisione a cui si riferisce l’impugnazione, come prevede l’art. 581 c.p.p., che stabilisce che devono essere indicati “i capi o i punti della decisione ai quali si riferisce l’impugnazione”.

L’appellante deve inoltre indicare i motivi di fatto e di diritto a fondamento dell’impugnazione, a pena di inammissibilità.

Vi sono delle eccezioni al principio devolutivo, in quanto è comunque concesso al giudice dell’appello di concedere la sospensione condizionale della pena e la non menzione nel Casellario Giudiziale od eventualmente le circostanze attenuanti. Può inoltre rilevare d’ufficio nullità assolute o il difetto di giurisdizione, l’incompetenza per materia o eventuali cause di non punibilità.

In rapporto al soggetto appellante si identificano diversi poteri del giudice di appello.

Se ad appellare è il PM, il giudice potrà emettere una sentenza che sia peggiorativa della situazione del reo (es. mutare l’assoluzione in condanna o aggravare la qualificazione giuridica del fatto).

Se ad appellare è invece l’imputato, vige il divieto di reformatio in peius in base al quale la sentenza emessa non potrà in alcun modo andare ad ulteriore pregiudizio della situazione dell’appellante.

Il giudizio di appello può avere due forme: ordinaria dibattimentale e procedura in camera di consiglio. Gli atti preliminari sono tuttavia comuni ad entrambe le ipotesi.

Innanzitutto il presidente deve disporre la citazione dell’imputato appellante o, se appellante è il PM, disporre la notifica della citazione anche all’imputato non appellante.

L’avviso dell’udienza deve essere notificato alle parti almeno 20 giorni prima.

Il decreto di citazione ha gli stessi requisiti previsti per il decreto che dispone il giudizio in primo grado.

In caso di imputato detenuto e rito dibattimentale è disposto l’accompagnamento in udienza dello stesso per il tramite della polizia penitenziaria.

Rito Camerale

In tale rito la presenza del PM e dell’avvocato penalista di fiducia è necessaria solo in caso di rinnovo dell’istruzione dibattimentale.

I casi di rito camerale sono specificamente previsti per legge:

  • Appello concernente specie o misura della pena, applicazione di attenuanti generiche, giudizio di comparazione, sanzioni sostitutive e benefici di legge
  • Impugnazione riguardante statuizioni di natura civile (es. provvisoria esecuzione dei capi civili richiesta dalla parte civile).
  • Appello avverso sentenze rese in sede di giudizio abbreviato.

Rito dibattimentale 

Tale rito si applica in tutti i casi in cui non sia previsto il rito camerale e segue, per quanto compatibili, le norme relative al giudizio di primo grado.

Il presidente dà avvio all’udienza dibattimentale leggendo la relazione sull’iter del processo, il contenuto della sentenza, nonché i motivi di appello. È permessa la lettura degli atti del primo grado di giudizio, mentre la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale è eccezionale.

Al termine del dibattimento le parti effettuano la discussione rassegnando le conclusioni. La Corte infine si ritira in camera di consiglio per deliberare ed emette in seguito sentenza, di cui si dà pubblica lettura per il tramite del dispositivo.

Come accennato, la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale è eccezionale ed è prevista in tre casi:

  • Su istanza di parte, in caso di prove già acquisite nel dibattimento di primo grado o di nuove prove (non ammesse in primo grado)
  • Su istanza di parte, in caso di prove sopravvenute o scoperte dopo il primo grado
  • D’ufficio, se per il Giudice sia necessaria la rinnovazione
  • Per l’appello del pubblico ministero avverso sentenza di proscioglimento relativo alla valutazione di una prova dichiarativa.

Per quanto concerne l’ammissione, il giudice decide con ordinanza, mentre per l’assunzione si osservano le norme sul dibattimento in primo grado.

 

LA DECISIONE

1.Declaratorie non di merito

  • Trasmissione degli atti al PM: è comportata dalle pronunce di: dichiarazione di nullità per incompetenza per territorio o materia, annullamento della sentenza di primo grado per condanna per reato concorrente ad un fatto nuovo non contestato
  • Trasmissione degli atti ad altro giudice: è comportata dalle pronunce di: dichiarazione di difetto di giurisdizione o di incompetenza per connessione, annullamento della sentenza di primo grado per fatto diverso non contestato o di applicazione di circostanza aggravanti ad effetto speciale, nullità assolute del decreto che dispone il giudizio o della sentenza di primo grado o nullità derivante da casi in cui il processo è proseguito in assenza dell’imputato quando la sua presenza era obbligatoria per legge.
  • Nessuna trasmissione ad altra autorità giudiziaria: in caso di: inammissibilità dell’appello, rideterminazione della pena per giudizio di comparazione delle circostanze, nullità non sanate, erroneità della dichiarazione del giudice di primo grado di estinzione del reato, improcedibilità o improseguibilità
  • Ammissibilità dell’oblazione respinta dal giudice di prime cure.

2. Declaratorie di merito

Il giudice dell’appello entra nel merito del giudizio di primo grado, emettendo infine sempre una sentenza di conferma o di riforma della sentenza impugnata.

La sentenza di conferma corrisponde ad una valutazione di infondatezza dell’appello, mentre la riforma ad un accoglimento, che può essere totale o parziale, dell’impugnazione stessa.

La sentenza della Corte è immediatamente esecutiva per i capi civili e per i capi penali solo nel caso in cui sia a favore dell’imputato.

In caso di costituzione di parte civile e di assoluzione dell’imputato, il giudice dell’appello si pronuncia anche sulle richieste della parte civile.

In caso di condanna al risarcimento del danno in favore della parte civile e in caso in cui il giudice di appello dichiari estinto il reato per amnistia o prescrizione, in riforma della sentenza, egli deve pronunciarsi solo in merito alle disposizioni concernenti gli effetti civili.

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