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Impugnazioni e misure di sicurezza

IMPUGNAZIONI E MISURE DI SICUREZZA

Impugnazioni

L’esercente la responsabilità dei genitori può, anche senza avere diritto alla notificazione del provvedimento, proporre l’impugnazione che spetta all’imputato minorenne. Qualora sia l’imputato che l’esercente la responsabilità dei genitori abbiano proposto l’impugnazione, si tiene conto, a ogni effetto, soltanto dell’impugnazione proposta dall’imputato, quando tra i due atti vi sia contraddizione. Negli altri casi, la responsabilità di una impugnazione sana l’irregolarità dell’altra anche in relazione ai motivi.

Misure di sicurezza

Sono applicabili ai minorenni non imputabili ai sensi degli art. 97 e 98 c.p. (per non aver compiuto gli anni 14 o per “incapacità di intendere e di volere”, cosiddetta immaturità) autori di reato e ai minorenni condannati.
Con la sentenza di non luogo a procedere il giudice può applicare, su richiesta del pubblico ministero, una misura di sicurezza in via provvisoria, se ricorrono le condizioni indicate all’art. 224 del c.p..
La richiesta del pubblico ministero di applicare una misura di sicurezza, accolta o respinta dal giudice, va sempre inviata al Tribunale per i minorenni.
La misura di sicurezza, applicata in via provvisoria, cessa di avere effetto decorsi 30 giorni dalla pronuncia del giudice senza che abbia avuto inizio il procedimento davanti al Tribunale per i minorenni.
Il Tribunale per i minorenni procede al giudizio sulla pericolosità sociale e decide con sentenza sentiti il minorenne, l’esercente la responsabilità dei genitori, l’eventuale affidatario e i servizi minorili della giustizia e dell’ente Locale.
Il Magistrato di sorveglianza per i minorenni del luogo dove la stessa deve essere eseguita vigila e impartisce disposizioni sull’esecuzione della misura di sicurezza anche attraverso contatti diretti con il minorenne, l’esercente la potestà dei genitori o chi ne fa le veci e i servizi della giustizia minorile. Il predetto magistrato può anche revocare la misura.
Quando è disposta una misura di sicurezza il minorenne è affidato ai servizi della giustizia minorile e dell’ente locale affinché svolgano interventi di sostegno e controllo al fine di avviare un processo di responsabilizzazione dello stesso.

La misura di sicurezza si esegue anche nei confronti di coloro che nel corso dell’esecuzione abbiano compiuto il diciottesimo ma non il ventunesimo anno di età ai sensi dell’art. 24 del D.P.R. 272/1989.

Libertà vigilata

Si applica nei confronti di minorenni non imputabili autori di reato ed è eseguita nelle forme previste dagli artt.20 e 21 del D.P.R. 448/1988: “Prescrizioni” e “Permanenza in casa”. L’Autorità di pubblica sicurezza vigila sull’applicazione della libertà vigilata che non può avere durata inferiore ad un anno.
E’ previsto che il giudice possa prescrivere attività di studio o di lavoro o altre attività utili per l’educazione del minorenne al fine di non interrompere i processi educativi in atto.

Riformatorio giudiziario

Si applica nei confronti di minorenni non imputabili autori dei delitti previsti dall’art. 23 co.1 (quelli per i quali è applicabile la misura della custodia cautelare) ed è eseguita nelle forme previste dall’art.22: “Collocamento in comunità”.
E’ previsto che il giudice possa prescrivere attività di studio o di lavoro o altre attività utili per l’educazione del minorenne al fine di non interrompere i processi educativi in atto.
Dopo 30 anni di applicazione del DPR 448/88 si può affermare che il sistema penale minorile ha realizzato le finalità proprie del processo penale per i minorenni ovvero:

  • l’attuazione di un “sistema aperto”. Il progetto educativo è sempre più il risultato di un percorso inter-istituzionale che include tutti gli aspetti propri non solo dell’accompagnamento del minore – dall’istruzione, alla formazione e al reinserimento sociale, familiare e lavorativo del soggetto – soprattutto in considerazione della sua dimissione dall’area penale: il minore proviene dal territorio e ad esso deve tornare, essendo il percorso penale solo una parentesi che deve essere utilizzata come una risorsa;
  • l’orientamento del sistema sull’azione in area penale esterna. E’ la comunità sociale che deve essere in grado di accogliere nuovamente il minore, presupponendo che egli abbia attraversato un processo di responsabilizzazione e di crescita tale da rendere più efficace la sua inclusione sociale;
  • la residualità assoluta dell’area penale interna a favore di quella esterna: ovvero è evidente il decremento dei minori sottoposti a misura restrittiva della libertà a favore di un incremento dei minori sottoposti a misure di comunità, un aumento del ricorso alle misure alternative previste dalla legge e ad un’espansione del ricorso all’istituto della messa alla prova.

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