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Giudizio immediato

GIUDIZIO IMMEDIATO

Il giudizio immediato, come il direttissimo, non prevede l’udienza preliminare e determina pertanto un ingresso direttamente nel dibattimento. È un rito azionabile dal pubblico ministero, ma promovibile anche in autonomia dall’imputato. A differenza del giudizio direttissimo, inoltre, è prevista una preliminare verifica del G.I.P.

Il rito può essere disposto nelle seguenti ipotesi:

  • Giudizio immediato chiesto dall’imputato. L’imputato può rinunciare all’udienza preliminare e chiedere a giudice dell’udienza preliminare il giudizio immediato. Tale richiesta può essere avanzata a seguito della ricezione da parte dell’imputato, dell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare e può essere motivata dalla volontà dello stesso di velocizzare la valutazione nel merito delle contestazioni dell’accusa. Allo stesso modo, la scelta del rito può essere presa al momento della ricezione della notifica del decreto penale di condanna: in tal caso l’imputato si oppone al decreto per far valutare al giudice in dibattimento la fondatezza dell’accusa.
  • Giudizio immediato chiesto dal pubblico ministero. Le ipotesi in cui il pubblico ministero può attivarsi richiedendo la definizione del giudizio immediato sono due e si verificano in situazioni in cui la prova di colpevolezza dell’indagato è evidente, e cioè quando per le indagini avrebbero raggiunto un livello di completezza, di consistenza e di tenuta da rendere superflua l’udienza preliminare. La prima circostanza che determina l’instaurazione del rito si realizza a seguito dell’interrogatorio dell’indagato sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova: il pubblico ministero esercita l’azione penale chiedendo al giudice per le indagini preliminari che si proceda a giudizio immediato. L’evidenza della prova non è l’unica condizione per l’espletamento del rito: il pubblico ministero, infatti, deve presentare la richiesta alla cancelleria del giudice per le indagini preliminari entro 90 giorni dall’iscrizione della notizia di reato nel registro degli indagati. La seconda circostanza è rappresentata dalla possibilità per il pubblico ministero di richiedere il giudizio immediato in relazione al reato per il quale l’indagato si trovi in stato di custodia cautelare al di fuori del termine dei 90 giorni dalla iscrizione della notizia di reato nel registro degli indagati, ma entro 180 giorni dall’esecuzione della misura. Sarà però necessario che prima di formulare la richiesta il pubblico ministero attenda la definizione del procedimento cautelare ovvero la scadenza dei termini per la proposizione del riesame.

Il G.I.P. valuta la presenza o meno dei presupposti di legge ed entro 5 giorni dispone il giudizio immediato con decreto o il rigetto dell’istanza, che andrà notificato alle parti 30 giorni prima della data del dibattimento.

È possibile accedere, anche in tale circostanza, ai riti speciali del giudizio abbreviato e del patteggiamento. Nel decreto che dispone il giudizio immediato, infatti, deve essere contenuto, a pena di nullità, l’avviso che l’imputato ha facoltà di chiedere, in alternativa, il giudizio abbreviato o il patteggiamento.

Il giudizio immediato può essere convertito nei due riti speciali di cui sopra entro 15 giorni dall’ultima notificazione del decreto di giudizio stesso o dell’avviso dell’udienza dibattimentale. È inoltre possibile anche in questa sede proporre un giudizio abbreviato subordinato ad integrazione probatoria.

L’udienza è fissata dal giudice con decreto in camera di consiglio, con avviso alle parti almeno cinque giorni prima. Qualora lo ritenga opportuno, il giudice si dichiara incompetente con sentenza, ordinando contestualmente la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice competente.

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