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Avvocato penalista – esercizio arbitrario delle proprie ragioni

Avvocato penalista – esercizio arbitrario delle proprie ragioni

Milano, 14 aprile 2022

 

Avvocato Penalista – esercizio arbitrario delle proprie ragioni

 

L’Avvocato Penalista Boccia, assistito dai suoi qualificati collaboratori e grazie all’esperienza maturata negli anni di attività forense ed al continuo aggiornamento professionale, offre ai propri assistiti coinvolti in un procedimento penale per reati di esercizio arbitrario delle proprie ragioni il supporto necessario ed un’assistenza puntuale; siano loro imputati o persone offese che intendono costituirsi parte civile.

 

Avvocato PenalistaESERCIZIO ARBITRARIO DELLE PROPRIE RAGIONI CON VIOLENZA SULLE COSE (art. 392 c.p.)

Il delitto di ragion fattasi con violenza sulle cose è commesso da chi potendo ricorrere al Giudice, si fa arbitrariamente ragione da sé mediante violenza sulle cose, per esercitare un preteso diritto. L’azione incriminata, presuppone un comportamento attivo dell’agente, che rappresenta un’indebita attribuzione a se stesso di poteri e facoltà spettanti esclusivamente al Giudice. Per la sussistenza dell’ipotesi di reato in questione è necessaria, altresì, la violenza sulla cosa che si realizza quando questa viene danneggiata (ridotta in tutto o in parte inservibile per i fini cui è preposta), trasformata (resa non più riconoscibile come quella originale) o ne venga mutata la destinazione.

 

Avvocato Penalista – ESERCIZIO ARBITRARIO DELLE PROPRIE RAGIONI CON VIOLENZA ALLE PERSONE (art. 393 c.p.)

L’ipotesi di reato in questione è sostanzialmente analoga a quella di cui al paragrafo precedente, dalla quale si differenzia soltanto perché la violenza o la minaccia vengono utilizzate nei confronti delle persone. La violenza consiste in una coazione fisica o morale attraverso la quale taluno costringe altri a tenere un determinato comportamento contrario al proprio volere; la minaccia, invece, è un atto intimidatorio con il quale si preannuncia a taluno la verificazione di un danno ingiusto, affinché compia un’azione non voluta.

Il reato in esame si differenzia da quello di estorsione e il criterio distintivo risiede nell’elemento psicologico: ricorre il primo reato quando l’agente agisce al fine di esercitare un suo preteso (in ipotesi anche infondato) diritto con la convinzione ragionevole della legittimità della propria pretesa, ferma restando l’illiceità del titolo prescelto per realizzarla; si configura il secondo, se l’agente persegue il conseguimento di un profitto, di cui è consapevole non avere diritto (Cass. n. 27053 del 2003).

 

I delitti di ragion fattasi (artt. 392 – 393 c.p.), pur avendo come incipit il pronome “chiunque”, sono reati propri, realizzabili dal solo titolare del preteso diritto. Ne consegue la necessità di chiarire se i reati in esame ritenuti propri, siano da considerarsi esclusivi o meno. Sul punto è sorto un contrasto giurisprudenziale relativo alle condizioni del concorso del terzo extraneus nei reati di esercizio arbitrario, contrasto che è stato di recente risolto dalla Cassazione nella sua Massima composizione con decisione n. 29541/2020 (si veda “Avvocato Penalista – esercizio arbitrario delle proprie ragioni ed estorsione”).

Avvocato Penalista - esercizio arbitrario delle proprie ragioni
Avvocato Penalista – esercizio arbitrario delle proprie ragioni
Studio Legale Boccia

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