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Sospensione del procedimento con messa alla prova e abbreviato

Sospensione del procedimento con messa alla prova e abbreviato

Milano, 18 maggio 2021

SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO CON MESSA ALLA PROVA E RITO ABBREVIATO

La legge 67 del 28 aprile 2014 ha introdotto la sospensione del processo con messa alla prova, una modalità alternativa di definizione del processo che permette di pervenire a una pronuncia di proscioglimento per estinzione del reato nel caso in cui il periodo di prova concesso dal Giudice in presenza di determinati requisiti, si sia concluso positivamente. Tale istituto è volto al raggiungimento della finalità rieducativa della pena ed il reinserimento sociale, pur mantenendo un intento punitivo.

Ai sensi degli artt. 464 bis e ss. c.p.p. il procedimento viene quindi sospeso per lo svolgimento della messa alla prova e in seguito eventualmente definito per la sopravvenuta estinzione del reato se l’esito della prova è positivo. Lo schema è quello della “definizione alternativa del processo” e coerentemente la relativa disciplina si trova nel libro del codice di procedura penale dedicato ai procedimenti speciali, il sesto.

Qualora l’esito della messa alla prova risulti negativo, il Giudice dispone con ordinanza la prosecuzione del processo. Parimenti, il processo riprende laddove venga revocata, anche d’ufficio, prima dell’udienza di valutazione dell’esito della messa alla prova, l’ordinanza di sospensione, se il programma non viene rispettato.

L’art. 464 bis, co. 2 c.p.p., disciplina il rapporto della sospensione con messa alla prova con gli altri snodi processuali, individuando i termini massimi per la proposizione della richiesta in relazione all’udienza preliminare, al giudizio direttissimo e al procedimento di citazione diretta a giudizio, al decreto di giudizio immediato e al procedimento per decreto penale di condanna. Tra i riti speciali l’articolo in esame non menziona il rito abbreviato e l’applicazione della pena su richiesta delle parti.

A causa di tale vuoto normativo, è sorto un contrasto giurisprudenziale in merito alla possibilità per l’imputato, al quale è stato revocato il provvedimento sospensivo del processo con messa alla prova per inadempimento delle prescrizioni elaborate nel programma dell’U.E.P.E., di accedere al giudizio abbreviato.

Parte della giurisprudenza ritiene, infatti, che la scelta e l’adozione di un rito premiale precludano la possibilità di instaurare un nuovo giudizio speciale, stante il principio per cui “electa una via, non datur recursus ad alteram”.

In merito al rapporto tra sospensione del procedimento con messa alla prova e rito abbreviato si è espressa la Cassazione statuendo che “la richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova è incompatibile con la richiesta di giudizio abbreviato giacché entrambi i procedimenti sono rimessi alla libera volontà del richiedente e soggetti ad analoghi sbarramenti temporali” (Cassazione penale sez. II, 05/07/2017, n.36672).

Un differente orientamento, invece, sostenuto da diversa giurisprudenza, sostiene che l’equiparazione del rapporto tra giudizio abbreviato e patteggiamento al rapporto tra giudizio abbreviato e messa alla prova non è corretta perchè la richiesta di sospensione del processo funzionale alla messa alla prova in vista dell’eventuale estinzione del reato assume valenza prioritaria, non suscettibile neppure di revoca implicita per effetto della richiesta di ammissione al rito abbreviato, da intendersi necessariamente effettuata con riserva”.

La giurisprudenza ha così chiarito che “diversamente da quanto avviene nei rapporti tra giudizio abbreviato e patteggiamento, in cui la scelta per uno dei due riti speciali preclude l’accesso all’altro, tra richiesta di giudizio abbreviato e istanza di messa alla prova non vi è un rapporto di incompatibilità, ben potendo l’imputato chiedere di essere ammesso ad entrambi ed in tal caso il giudice dovrà innanzitutto valutare se possa essere accolta l’istanza di messa alla prova e, solo in caso negativo, procedere poi a valutare la richiesta di giudizio abbreviato(Cass. Pen., Sez. V, 23.01.2020, n.2736).

La Corte ha quindi privilegiato il diritto di difesa, il diritto dell’imputato di avvalersi di riti alternativi e il principio della ragionevole durata del processo, assicurato da riti alternativi di definizione del procedimento penale idonei a ridurre i tempi dei processi.

Ai sensi dell’articolo 24 della Costituzione infatti, “la difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”.

La Cassazione stessa, in linea con il dettato costituzionale, ha constatato che l’applicazione del principio “electa una via, non datur recursus ad alteram”, adottato dalla giurisprudenza per ciò che concerne i rapporti tra giudizio abbreviato e patteggiamento, condurrebbe ad una compressione ingiustificata del diritto dell’imputato ad avvalersi dei riti alternativi, e, con esso del diritto di difesa costituzionalmente garantito(Cass. Pen., Sez. III, 15.02.2018, n.29622).

In questa sede si ritiene che l’equiparazione della problematica in esame con quella dei rapporti tra giudizio abbreviato e patteggiamento, non sia ammissibile anche in virtù della funzione dell’istituto della sospensione con messa alla prova che, “in quanto speciale causa di estinzione del reato, si pone come alternativa a ogni tipo di giudizio di merito, ivi compreso quello effettuato nelle forme del giudizio abbreviato, con carattere prioritario, non suscettibile neppure di revoca implicita per effetto della richiesta di ammissione al rito abbreviato, da intendersi necessariamente effettuata con riserva” (Cass. Pen., Sez. IV, 18.09.2018, n.44888).

A fronte delle argomentazioni sopra esposte rileva inoltre che l’articolo 464 octies c.p.p. prevede che in caso di revoca della sospensione del procedimento con messa alla prova, il procedimento riprende il suo corso dal momento in cui è rimasto sospeso.

E ancora più eloquente a riguardo risulta essere la giurisprudenza più recente, che ha statuito che in tema di messa alla prova, la richiesta dell’imputato di procedere con rito abbreviato, formulata a seguito della revoca dell’ordinanza di sospensione del procedimento, implica la rinuncia all’autonoma impugnazione, ai sensi dell’art. 464-octies, comma 3, cod. proc. pen., del provvedimento di revoca, poiché optando per la definizione nel merito del giudizio, l’istante abbandona l’intento di proseguire il subprocedimento di messa alla prova; dando quindi per assodato e pacifico il principio per cui a seguito della revoca dell’ordinanza di sospensione del procedimento l’imputato può richiedere che si proceda con rito abbreviato (Cassazione penale sez. VI, 10/02/2021, n.13747).

Studio Penale Boccia Milano – messa alla prova e abbreviato
Studio Legale Boccia

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