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Avvocato penalista – violazione obblighi assistenza familiare

Avvocato penalista – violazione obblighi assistenza familiare

Milano, 4 dicembre 2019

Avvocato penalista – VIOLAZIONE OBBLIGHI ASSISTENZA FAMILIARE

L’Avvocato penalista Boccia, dotato di una struttura organizzata ed efficiente, difende personalmente e in tutte le fasi processuali, i propri assistiti: siano loro imputati o persone offese che intendono costituirsi parte civile.

L’art. 570 c.p. punisce chiunque, “abbandonando il domicilio domestico o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge”.

La norma pertanto punisce chi abbandona la casa familiare sottraendosi ai propri obblighi di assistenza, sia in riferimento alla responsabilità genitoriale e quella legata alla qualità di coniuge.

L’evento richiesto dalla norma ai fini della sussistenza del reato consiste nell’inadempimento degli obblighi di assistenza materiale o morale nei confronti del figlio minore o del coniuge. Pertanto il reato viene integrato “solo se la condotta sia tale da produrre, quale conseguenza necessaria e diretta, tale evento” (Corte di Cassazione, 1971, Mass. 72, 906).

Per obblighi genitoriali non si intendono solo ed esclusivamente quelli economici, ma anche quelli legati “alla sfera degli interessi morali e di solidarietà, che stanno alla base del rapporto di convivenza coniugale” (Cassazione, n. 166247/84).  Ne consegue che la perdurante somministrazione di mezzi di sostentamento economico non impedisce la realizzazione quando vi sia un abbandono del minore dal punto di vista morale.

La condotta del mero disinteresse nei confronti dei figli, dunque, assume rilevanza penale solo nella misura in cui tale comportamento dovesse riflettersi negativamente sul rapporto genitore-figlio, in quanto solo in questo caso sarebbe possibile riscontrare un venir meno agli obblighi legati alla responsabilità genitoriale.

Bisogna tuttavia, sottolineare che l’abbandono della casa coniugale non integra la fattispecie criminosa di cui all’art. 570 c.p., non soltanto quando è successivo alla proposizione della domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, ma anche quando esistono ragioni di carattere interpersonale che non consentano la prosecuzione della vita in comune.

 

Il secondo comma dell’art. 570 co. 2, punisce la condotta di chi sperpera i beni del figlio minore o del coniuge ed è considerato più grave in quanto lesiva anche di interessi di natura economica. Perché possa integrarsi tale ipotesi di reato occorrono “sia la disponibilità di risorse sufficienti da parte dell’obbligato, sia lo stato di effettivo bisogno del soggetto passivo” (Cass. n. 165985/1984).

Per “mezzi di sussistenza”, di cui al n. 2 dell’art. 570, si fa riferimento non solo al mero vitto e alloggio, ma anche ad una serie di necessità che vanno valutate in proporzione alla capacità economica, in concreto, della persona obbligata. Inoltre, la nozione penalistica di mezzi di sussistenza “ha un contenuto più ristretto della corrispondente nozione civilistica di mantenimento: quest’ultima nozione, infatti, è fondata sulla valutazione e comparazione delle condizioni socio-economiche dei coniugi, mentre la prima è limitata ai mezzi economici minimi necessari per la soddisfazione delle esigenze elementari di vita degli aventi diritto” (Cass. n. 162996/1984).

Il reato è escluso nel caso in cui il soggetto passivo sia dotato di una sufficiente capacità economica per soddisfare i propri bisogni essenziali, non essendo sufficiente, a tal fine che abbia un lavoro retribuito, ma essendo necessario che tale lavoro garantisca al medesimo la sopravvivenza.

Per quanto concerne l’elemento soggettivo è pacificamente richiesto il dolo generico: il soggetto attivo deve essere consapevole e vuole sottrarsi scientemente agli obblighi legati alla responsabilità genitoriale con il suo comportamento.

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare ha natura di reato permanente, in quanto si protrae nel tempo a causa del perdurare della condotta del reo e cessa con il compimento dell’azione che pone fine alla situazione antigiuridica” (Cass. n.164987/84).

Avvocato penalista - maltrattamenti e abuso del potere correttivo

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