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Avvocato penalista – peculato

Avvocato penalista – peculato

Milano, 26 maggio 2021

Avvocato penalista – PECULATO

L’Avvocato penalista Boccia, dotato di una struttura organizzata ed efficiente, difende personalmente e in tutte le fasi processuali, i propri assistiti coinvolti in un procedimento penale per reati di peculato.

Commette il delitto di peculato, ai sensi dell’art. 314 c.p., il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio, il possesso o comunque la disponibilità di danaro o altra cosa mobile altrui, se ne appropria.

Il peculato è un reato proprio e può quindi essere commesso solo da un soggetto che rivesta la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio.

Il soggetto agente è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni e sei mesi.

Si tratta di un reato plurioffensivo dal momento che la norma tutela non solo il regolare funzionamento e del prestigio degli enti pubblici, ma anche e soprattutto quello di impedire danni patrimoniali alla Pubblica Amministrazione.

Il momento consumativo del reato coincide con quello appropriativo della “res” o del danaro.

L’oggetto materiale della condotta consiste nella dazione/promessa di denaro, o altra cosa mobile, ravvisabile in qualsiasi entità materiale suscettibile di essere trasportata da un luogo ad un altro, secondo la sua funzione sociale. Sia il denaro che la cosa mobile debbono possedere il requisito dell’altruità.  Di tale denaro o di tale cosa mobile, il pubblico ufficiale o l’incaricato del pubblico servizio deve avere il possesso o comunque la disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio. Si ha quindi appropriazione quando il denaro o la cosa mobile vengono sottratti alla Pubblica Amministrazione e posti nella disponibilità ed a profitto dell’autore del fatto o di altri.

Poiché il bene giuridico del reato di peculato è l’integrità del patrimonio della Pubblica Amministrazione e/o dei privati, se la cosa oggetto di appropriazione ha un valore economico molto modesto, il reato non può profilarsi, mancando un’effettiva lesione patrimoniale; del resto, l’applicazione della sanzione può essere giustificata dall’ordinamento solo quando la rigorosa afflizione stabilita dalla norma incriminatrice sia proporzionata al fatto commesso, nella prospettiva di un’effettiva esigenza di emenda dell’agente.

La nuova formulazione dell’art. 314 c.p. non prescrive più, come in passato, che il denaro o la cosa mobile, oggetto del reato, debbano appartenere alla Pubblica Amministrazione, ma esige solo che queste si trovino nel possesso o nella disponibilità del pubblico funzionario.

Il pubblico ufficiale che ha facoltà di disposizione di un bene e non esercita tale potere secundum lege non realizza immediatamente delitto di peculato: occorre verificare se l’esercizio atipico del potere di disposizione comporti appropriazione per il soggetto agente o per un terzo.

 

Il cosiddetto peculato d’uso previsto dal secondo comma dell’art. 314 c.p. costituisce una figura del tutto autonoma di reato per impianto strutturale rispetto alla previsione di cui al primo comma dello stesso articolo e non, quindi, una semplice attenuante del reato medesimo. Infatti, nell’articolo in esame i due commi prevedono due diverse ipotesi di reato, poiché nel peculato d’uso il fine perseguito dall’agente costituisce elemento specializzante, che impedisce di inquadrare il fatto nel concetto di peculato vero e proprio.

Ai sensi del comma 2 dell’art. 314 c.p. si ha peculato d’uso quando l’agente si è appropriato della cosa al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita.

Il reato di peculato d’uso non richiede, per la sua realizzazione, una fuoriuscita della cosa dalla sfera di disponibilità e controllo del proprietario, essendo, al contrario, sufficiente che l’agente si comporti nei confronti della cosa medesima, in modo oggettivamente e soggettivamente provvisorio, come se fosse il proprietario, realizzando finalità estranee agli interessi del reale proprietario quali, in particolare, quelle consistenti nel perseguimento di utilità economico patrimoniale proprie dello stesso soggetto agente.

Il termine “uso momentaneo” non significa istantaneo, ma temporaneo, ossia protratto per un tempo limitato così da comportare una sottrazione della cosa alla sua destinazione istituzionale tale da non compromettere seriamente la funzionalità della Pubblica Amministrazione.

Per la configurazione di tale ipotesi di delitto è necessario che la durata dell’appropriazione non superi il tempo di utilizzazione della cosa sottratta, così da comportare una sottrazione della stessa alla sua destinazione istituzionale tale da non compromettere seriamente la funzionalità della Pubblica Amministrazione.

Non sussiste il reato di peculato se l’uso privato del bene di servizio è modesto.

Il delitto in esame si consuma nel momento in cui ha luogo l’appropriazione del denaro della cosa da parte dell’agente.

Il delitto di peculato è reato istantaneo, si consuma quindi nel momento stesso in cui l’agente, in possesso di un bene altrui per ragioni di ufficio, ne dispone come se fosse il proprietario.

Avvocato penalista - peculato
Avvocato penalista – peculato
Studio Legale Boccia

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