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Concorsi pubblici e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico

Concorsi pubblici e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico

Milano, 19 maggio 2021

CONCORSI PUBBLICI E FALSITÀ IDEOLOGICA COMMESSA DAL PRIVATO IN ATTO PUBBLICO

L’Avvocato penalista Boccia, dotato di una struttura organizzata ed efficiente, difende personalmente e in tutte le fasi processuali, i propri assistiti coinvolti in un procedimento penale per reati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

Talvolta, al fine di accedere a un concorso pubblico, si deve affrontare il quesito relativo all’esistenza di “procedimenti penali in corso”.

Preme in primo luogo osservare la netta differenza della posizione che riveste un soggetto “condannato” da quella di un soggetto che invece ha un “procedimento penale in corso”. Nel primo caso infatti sussiste una condanna definitiva passata in giudicato, quindi non più impugnabile, che addebita al condannato una responsabilità penale dolosa o colposa. Tale sentenza costituisce quindi un precedente penale ed è iscritta nel casellario del Certificato Giudiziale.

Diverso è lo status dell’indagato, condizione temporanea che indica la mera sottoposizione a un’indagine penale e dell’imputato, nei confronti del quale è stata esercitata l’azione penale.

Il procedimento prende quindi avvio con la notizia di reato, fase in cui si è indagati, e nel momento in cui si verifica il rinvio a giudizio si assume la veste di imputati.

Il certificato che attesta la qualità di indagato o imputato in un dato processo è il certificato dei carichi pendenti, che attiene quindi ai procedimenti penali ancora in corso, per i quali sono terminate le indagini e non sono ancora stati definiti con provvedimento irrevocabile.

 

Preme inoltre sottolineare la rilevanza di una dichiarazione o autocertificazione al fine di accedere a un concorso pubblico.

Integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, ai sensi dell’art. 483 c.p., la condotta di chi attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, ed è punito con la reclusione fino a due anni.

 

La locuzione “procedimento penale in corso”, specialmente in merito all’accesso a un concorso pubblico, è soggetta a differenti interpretazioni.

In giurisprudenza infatti è sorto un contrasto giurisprudenziale in merito all’interpretazione di tale espressione in considerazione dei requisiti richiesti dai bandi pubblici.

Un primo orientamento ritiene che il riferimento ai “procedimenti penali in corso” riguardi tutti coloro che hanno un carico pendente, quindi anche gli indagati.

Una sentenza del Consiglio di Stato infatti, ha affermato che “qualora un bando di gara preveda, tra i requisiti di ammissione, “non avere procedimenti penali in corso” l’espressione “procedimento” deve intendersi come inclusiva delle varie ipotesi nelle quali un soggetto assuma la qualità già di indagato nella fase delle indagini preliminari” (Cons. Stato, Sez. V, 8/08/2016, n. 3542).

Inoltre, sempre secondo il Consiglio di Stato, “l’esclusione, nel bando di concorso pubblico, degli aspiranti soggetti a procedimenti penali in corso non costituisce scelta irragionevole o macroscopicamente contraria ai principi dell’ordinamento giuridico vigente in quanto corrisponde ad un’esigenza di “difesa avanzata” della Pubblica amministrazione che, in ragione delle particolari esigenze di determinati impieghi pubblici, legittimamente individua circostanze che essa ritiene ostative all’assunzione del candidato in ragione del danno suscettibile di arrecare all’interesse pubblico, specialmente quando gli illeciti penali sono connessi con l’impiego da assumere” (Consiglio di Stato sez. V, 08/08/2016, n.3542).

Oltretutto si segnala che il T.A.R. Palermo ha statuito che “legittimamente viene escluso dalla partecipazione ad un pubblico concorso il candidato che, in violazione di un’esplicita disposizione del bando, non abbia inserito nella domanda alcuna dichiarazione in ordine alle eventuali condanne penali riportate ed agli eventuali procedimenti penali in corso” (T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. II, 27/04/2000, n.645).

 

Si segnala un altro e contrario orientamento giurisprudenziale secondo cui “lo stesso concetto di procedimento penale “in corso” … è tutt’altro che definito e “tecnico”, atteso che, come giustamente osserva il ricorrente, non si comprende se la PA richieda un’attestazione circa la pendenza dell’azione penale, ovvero se chieda di essere informata circa le semplici iscrizioni nel predetto registro, atto dovuto – come è noto – per il P.M. che riceva una denunzia o querela, non palesemente e ictu oculi infondate a carico di un qualsiasi soggetto”.

Con la pronuncia sopra riportata la Suprema Corte ha annullato una sentenza di primo grado che aveva condannato un soggetto perché ritenuto responsabile del delitto di cui all’art. 483 c.p. in relazione agli articoli 46 e 76 commi 3 e 4 del D.P.R. 454 del 2000, in quanto, in una dichiarazione sostitutiva di certificazione inserita in una domanda di partecipazione a un concorso pubblico dichiarava falsamente di non avere procedimenti penali in corso, nonostante fosse iscritto nei registri ex articolo 335 c.p.p.

Il Giudice di legittimità infatti poneva in evidenza come il ricorrente “risultava semplicemente iscritto nel registro ex art. 335 c.p.p.. Non può dunque parlarsi di carichi pendenti, in quanto la detta “pendenza” deriva solo dalla promozione dell’azione penale”.

La Corte ha quindi dichiarato che non puó rispondere di falsità ideologica in atto pubblico colui che, nell’ambito delle modalità di partecipazione a un concorso pubblico, attesta, con dichiarazione sostitutiva di certificazione, di non avere procedimenti penali in corso, pur essendo iscritto nel registro nelle notizie di reato (Cass. Pen., Sez. V, 14/03/2008, n.11625).

Sono numerose le sentenze che attestano che non commette falso ideologico l’iscritto nel registro degli indagati che dichiara nella domanda di partecipazione a un concorso di non avere procedimenti penali in corso. Da ultimo si riporta la sentenza del T.A.R. di Parma, laddove è stato affermato che “non integra gli estremi del reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico la condotta di colui che, in sede di domanda di partecipazione ad un concorso pubblico, dichiari nel modulo prestampato fornito dalla P.A. di non avere procedimenti penali in corso, ancorché destinatario di un’iscrizione nel registro degli indagati, in quanto la formula “procedimento penale in corso” non consente di stabilire con esattezza se il riferimento sia alla pendenza di un processo instauratosi a seguito dell’esercizio dell’azione penale o anche alle mere iscrizioni nel registro di cui all’art. 335 c.p.p., ed anche perché se, da una parte, essere a conoscenza di un procedimento penale a proprio carico non equivale ad essere a conoscenza della pendenza di un processo, dall’altra, l’iscrizione di un soggetto nel registro degli indagati a seguito di denunzia-querela è atto dovuto assunto a garanzia dello stesso nella fase delle indagini preliminari” (T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 04/03/2016, n.75).

Inoltre, la Cassazione ha affermato che “in tema di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, il dolo deve essere escluso qualora la falsità sia il risultato di una leggerezza o di una negligenza, non essendo prevista nel sistema la figura del falso documentale colposo(Cass. pen. Sez. VI Sent., 24/03/2009, n. 15485).

Studio Penale Boccia Milano – falsità ideologica
Studio Legale Boccia

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