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Rapporti tra azione civile e azione penale

Rapporti tra azione civile e azione penale

 

RAPPORTI TRA AZIONE CIVILE E PENALE

Lo Studio Legale Boccia grazie ad un’esperienza decennale nella maggior parte delle aule dei Tribunali d’Italia, offre un’efficace e seria difesa alle vittime di reato che intendono costituirsi parte civile nel processo penale.

Ma quali sono i rapporti tra l’azione civile e quella penale? E soprattutto perché far valere in sede penale, la pretesa risarcitoria che giustifica l’azione civile?

Il legislatore del 1988 ha eliminato il pregiudiziale accertamento in sede penale del fatto di reato e conseguentemente abolito la sospensione necessaria del procedimento civile. Le modifiche in senso accusatorio apportate al rito penale non hanno potuto non influire sui rapporti tra azione civile ed azione penale, ma ancor di più su processo civile e amministrativo e processo penale con particolare riferimento alla valenza in questi del giudicato penale. Il rito penale prevedeva la necessaria sospensione del procedimento civile o amministrativo sino alla conclusione di quello penale, con conseguente potere vincolante del giudicato penale. Il danneggiato poteva pertanto proporre l’azione civile nel processo penale al fine di partecipare all’accertamento della ricostruzione del fatto e chiedere di riconoscere il proprio diritto al risarcimento del danno. Nel nuovo sistema il giudizio civile e quello amministrativo sono scissi da quello penale in ottemperanza al principio della separazione e dell’indipendenza dei giudizi. Difatti nella valenza dei principi del rito accusatorio il danneggiato dal reato non è obbligato ad intervenire nel processo penale, vedendo contestualmente garantito il suo diritto all’accertamento ed al risarcimento in sede civile senza dover subire la sospensione del processo penale. Il danneggiato ha la libera scelta di potersi costituire parte civile nel processo penale o esercitare l’azione civile in tale sede non attendendo la definizione del processo penale, non subendo inoltre la eventuale sentenza penale di assoluzione. Tanto ciò premesso si potrà desumere che la costituzione di parte civile ha a suo fondamento non la possibilità che il danneggiato partecipi all’accertamento del fatto al fine di subirne l’efficacia vincolante, ma al fine di favorire una più sollecita definizione degli interessi del danneggiato . L’art. 75 c.p.p. regola i rapporti esistenti tra l’azione civile e quella penale. Il primo comma della norma in esame regola più specificamente la possibilità di trasferire l’azione civile nel processo penale:  il trasferimento è possibile sino a quando in sede civile non sia intervenuta sentenza di primo grado e comporta rinuncia agli atti del giudizio e non la rinuncia dell’attore al giudizio civile. In tale ipotesi il giudice penale provvederà anche sulle spese del procedimento penale. La ratio di tale norma risiede nel tentativo di evitare il duplicarsi di giudizi su una stessa domanda e tesi in parte ad ottenere gli stessi effetti. Si consideri inoltre come l’impossibilità di trasferire nella sede penale il giudizio civile a seguito di sentenza di merito è in linea con la tendenza da un lato ad evitare contrasti tra le pronunce e dall’altro ad assicurare l’economicità dei procedimenti. Il limite a tale trasferimento si sostanzia pertanto in una sentenza di merito, anche non definitiva con esclusione pertanto delle sentenze di carattere processuale quali quelle sulla competenza o giurisdizione. Al secondo comma dell’art 75 c.p.p. è prevista la impossibilità di trasferire l’azione in sede penale con conseguente prosecuzione in sede civile quando non è trasferita in sede penale o se iniziata quando non è più possibile la costituzione di parte civile. Nell’ipotesi di trasferimento in sede penale l’estinzione degli atti del giudizio si ha nel momento in cui vi è identità di oggetto e soggetti dell’azione trasferita rispetto alla pretesa svolta in sede penale. Al terzo comma è prevista la sospensione del processo civile con conseguente attesa del giudicato penale qualora l’azione civile sia proposta nella propria sede dopo la costituzione di parte civile nel processo penale o dopo la sentenza penale di primo grado. La ratio, nel primo caso, si sostanzia nell’efficacia vincolante del giudicato penale, qualora il danneggiato sia stato posto in condizione di costituirsi parte civile. Tale ipotesi non si verifica spesso in quanto il danneggiato non ha interesse ad abbandonare il processo penale dopo che si è costituito parte civile al fine di iniziare un procedimento civile, che, sospeso, attenderà l’esito del procedimento penale, con l’ulteriore rischio di subire l’eventuale giudicato penale di assoluzione. In base a quanto previsto dall’art. 652 primo comma c.p.p. il danneggiato, potrà sfuggire agli effetti del giudicato penale di assoluzione in quanto, non costituito parte civile, abbia promosso azione civile prima della sentenza penale di primo grado. Al contrario il giudice civile dovrà sospendere il processo in attesa che si formi il giudicato, che avrà effetto per il danneggiato qualora sia stato posto in condizione di costituirsi parte civile.

Studio Legale Boccia

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