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Bancarotta fraudolenta a Milano: come difende l’imprenditore un avvocato penalista?

Bancarotta fraudolenta a Milano: come difende l’imprenditore un avvocato penalista?
Bancarotta fraudolenta a Milano: come si difende l’imprenditore

Bancarotta fraudolenta a Milano: come difende l’imprenditore un avvocato penalista?

La crisi di un’impresa non costituisce automaticamente un reato. Un’attività può entrare in difficoltà per la perdita di clienti, l’aumento dei costi, il mancato pagamento dei crediti, una scelta commerciale sbagliata o un improvviso problema di liquidità.

La responsabilità penale può emergere, invece, quando prima o durante la crisi vengono compiute operazioni dirette a sottrarre beni ai creditori, occultare la reale situazione patrimoniale, alterare la contabilità oppure favorire consapevolmente alcuni creditori a danno degli altri.

Un’indagine per bancarotta può iniziare dopo l’apertura della liquidazione giudiziale, ma riguarda spesso operazioni risalenti a mesi o anni prima. Bonifici, cessioni di rami d’azienda, prelievi, finanziamenti ai soci, rimborsi, pagamenti infragruppo e trasferimenti di beni vengono ricostruiti per stabilire se avessero una reale giustificazione economica o fossero diretti a impoverire il patrimonio della società.

Di fronte a un’accusa di bancarotta fraudolenta a Milano, l’avvocato penalista deve quindi ricostruire la gestione nel suo complesso, distinguere il ruolo dei diversi amministratori e verificare se l’operazione contestata abbia realmente prodotto un danno per i creditori.

Cosa si intende oggi per bancarotta fraudolenta?

Il termine “fallimento” continua a essere utilizzato nel linguaggio comune e nelle notizie di cronaca, ma la disciplina attuale fa riferimento alla liquidazione giudiziale.

Le norme penali sono contenute nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, introdotto dal decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14. Il testo pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale è presentato nella versione vigente, comprensiva delle successive modifiche normative.

La bancarotta fraudolenta può assumere diverse forme. Le principali sono:

  • patrimoniale, quando vengono distratti, occultati, dissipati, distrutti o dissimulati beni dell’impresa;
  • documentale, quando la contabilità viene sottratta, distrutta, falsificata oppure tenuta in modo tale da impedire la ricostruzione del patrimonio e degli affari;
  • preferenziale, quando vengono effettuati pagamenti o simulati titoli di prelazione per favorire alcuni creditori a danno degli altri.

La responsabilità non nasce dalla semplice incapacità di pagare i debiti. È necessario individuare una condotta precisa, il soggetto che l’ha decisa o realizzata e l’elemento psicologico richiesto dalla specifica fattispecie.

Quando la crisi dell’impresa diventa penalmente rilevante?

L’imprenditore può continuare a compiere operazioni anche durante una situazione finanziaria difficile. Può cercare nuovi investitori, vendere beni non strategici, rinegoziare i debiti, cedere un ramo d’azienda o tentare di salvaguardare la continuità aziendale.

Queste operazioni non sono illecite soltanto perché vengono realizzate durante la crisi.

La valutazione cambia quando un’operazione non presenta una reale utilità per la società e determina una riduzione ingiustificata delle risorse destinate ai creditori. Può assumere rilievo, per esempio, la vendita di un bene a un prezzo sensibilmente inferiore al suo valore, soprattutto quando l’acquirente è collegato all’amministratore.

Lo stesso vale quando denaro e attività vengono trasferiti a una nuova società, mentre nella vecchia impresa rimangono debiti, dipendenti, obblighi fiscali e passività verso i fornitori.

L’accusa deve però dimostrare che non si sia trattato semplicemente di una scelta imprenditoriale sbagliata. Devono essere esaminati il valore dei beni, le condizioni di mercato, le informazioni disponibili al momento della decisione e le ragioni economiche dell’operazione.

Il giudizio non può basarsi soltanto sull’esito negativo osservato anni dopo.

Che cos’è la bancarotta fraudolenta patrimoniale?

La bancarotta patrimoniale riguarda le condotte che sottraggono o riducono il patrimonio sul quale i creditori potrebbero soddisfarsi.

La distrazione rappresenta l’ipotesi più frequente. Può consistere nel trasferire denaro o beni dalla società a vantaggio dell’amministratore, di familiari, di soci oppure di altre imprese collegate, senza una giustificazione economica adeguata.

Tra le operazioni che possono essere esaminate rientrano:

  • prelievi di denaro privi di documentazione;
  • pagamenti di spese personali con risorse societarie;
  • cessione gratuita o sottocosto di immobili, marchi e partecipazioni;
  • trasferimento di clienti o contratti verso una nuova società;
  • restituzione di finanziamenti ai soci in una fase di grave difficoltà;
  • compensi amministrativi non proporzionati;
  • pagamenti a società collegate per servizi mai realmente eseguiti;
  • concessione di garanzie a favore di soggetti estranei all’impresa.

Nessuna di queste operazioni costituisce automaticamente bancarotta. Un pagamento a una società collegata, per esempio, può essere perfettamente legittimo quando corrisponde a una prestazione reale e congrua.

L’avvocato penalista deve quindi ricostruire il contratto, il valore economico, il flusso finanziario e il beneficio ricevuto dalla società, evitando che la semplice vicinanza tra i soggetti venga considerata una prova della distrazione.

Cosa significa occultare o dissipare il patrimonio?

L’occultamento consiste nel nascondere un bene o renderne difficile l’individuazione. Può avvenire attraverso intestazioni fittizie, documenti simulati, prestanome o trasferimenti verso società soltanto formalmente autonome.

La dissipazione riguarda invece l’impiego delle risorse in modo manifestamente estraneo o sproporzionato rispetto all’attività imprenditoriale.

Anche in questo caso bisogna distinguere una gestione rischiosa da una condotta fraudolenta. L’imprenditore può assumere decisioni coraggiose e investire in progetti che successivamente non producono i risultati sperati.

Perché l’operazione assuma rilevanza penale, occorre esaminare il rischio conosciuto al momento della decisione, l’assenza di un interesse per la società e l’eventuale vantaggio ottenuto da altri soggetti.

Quando la contabilità determina un’accusa di bancarotta documentale?

Le scritture contabili consentono al curatore, ai creditori e all’autorità giudiziaria di ricostruire la vita economica della società.

La bancarotta documentale può essere contestata quando i libri e i documenti vengono sottratti, distrutti o falsificati oppure quando la contabilità viene tenuta in modo tale da impedire la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.

La mancanza di un documento non prova automaticamente l’intenzione di nascondere la gestione. La perdita può dipendere da disorganizzazione, cambio di consulente, guasti informatici, furti, trasferimenti di sede o conservazione inadeguata.

La difesa deve però fornire una ricostruzione verificabile. Possono essere recuperati dati attraverso:

  • estratti conto bancari;
  • fatture elettroniche;
  • comunicazioni con clienti e fornitori;
  • documenti dell’Agenzia delle Entrate;
  • gestionali aziendali;
  • server e copie di sicurezza;
  • documentazione conservata dal commercialista;
  • contratti, ordini e documenti di trasporto.

Il compito dell’avvocato, insieme al consulente contabile e informatico, è stabilire se l’attività possa comunque essere ricostruita e se la carenza documentale sia stata intenzionale.

Pagare un creditore può diventare bancarotta preferenziale?

Durante una crisi l’imprenditore è spesso costretto a scegliere quali pagamenti effettuare. Può decidere di pagare i dipendenti, un fornitore indispensabile, il proprietario dell’immobile o un creditore che minaccia un’azione esecutiva.

Non ogni preferenza costituisce un reato.

La bancarotta preferenziale richiede che il pagamento o la simulazione di un titolo di prelazione siano realizzati con lo scopo di favorire un creditore a danno degli altri.

La difesa deve verificare la ragione del pagamento. Saldare un fornitore necessario per proseguire la produzione può avere una finalità diversa dal rimborsare un finanziamento al socio quando la società non dispone più delle risorse per pagare gli altri creditori.

Anche il momento è importante. Un pagamento effettuato quando la crisi non era ancora riconoscibile deve essere valutato diversamente da un’operazione realizzata nell’imminenza della liquidazione giudiziale.

Che differenza c’è tra bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice?

La bancarotta semplice riguarda condotte meno gravi e normalmente collegate a una gestione imprudente o all’aggravamento colpevole della situazione economica.

Possono assumere rilievo operazioni manifestamente imprudenti, spese personali eccessive, mancata o irregolare tenuta della contabilità e comportamenti che aggravano il dissesto.

La distinzione non dipende soltanto dall’importo. Riguarda soprattutto le modalità della condotta e l’elemento psicologico.

Una gestione disordinata non può essere automaticamente trasformata in una distrazione fraudolenta. Allo stesso tempo, definire una determinata operazione come “errore imprenditoriale” non è sufficiente quando i documenti mostrano un consapevole trasferimento di risorse a vantaggio personale.

Risponde sempre il legale rappresentante?

No. La responsabilità penale è personale e non può derivare automaticamente dalla presenza del nome dell’amministratore nella visura camerale.

Occorre verificare chi abbia concretamente gestito i conti, firmato i contratti, disposto i pagamenti, tenuto i rapporti con i consulenti e deciso le operazioni contestate.

Può essere coinvolto anche l’amministratore di fatto, cioè chi esercita in modo continuativo e significativo i poteri tipici della gestione pur senza una nomina formale.

Parallelamente, l’amministratore di diritto non può essere considerato responsabile soltanto perché ha accettato la carica. Devono essere accertate la sua consapevolezza e la partecipazione alle condotte.

Il tema assume particolare importanza anche per gli amministratori senza deleghe. La Corte di Cassazione ha affrontato nel 2026 la necessità di provare, rispetto al consigliere privo di deleghe, la conoscenza di concreti segnali di allarme e la sua consapevole omissione di intervento, senza limitarsi alla qualifica formale ricoperta.

Cosa sono le operazioni dolose che causano il dissesto?

Nelle società può essere contestata anche la bancarotta derivante da operazioni dolose.

Questa ipotesi può riguardare una serie di atti consapevoli che producono o aggravano il dissesto: accumulo sistematico di debiti, prosecuzione dell’attività attraverso meccanismi non sostenibili, omissione di obblighi fiscali accompagnata dal trasferimento delle risorse oppure operazioni societarie prive di un’effettiva logica economica.

Non è sempre necessario che l’amministratore persegua direttamente il fallimento della società. Occorre però dimostrare la consapevolezza dell’operazione e la prevedibilità del suo effetto sul dissesto.

Nel febbraio 2026 la Corte di Cassazione ha precisato, in tema di aggravante del danno di rilevante gravità, che può assumere rilievo ogni meccanismo che determini un aumento significativo dei debiti quando il patrimonio dell’impresa non sia in grado di farvi fronte.

La difesa deve quindi ricostruire non soltanto l’entità finale del passivo, ma anche il rapporto causale tra la singola operazione e l’aggravamento della situazione.

Quali prove vengono esaminate durante le indagini?

Le indagini per bancarotta si fondano spesso sulla relazione del curatore, sulla contabilità e sugli accertamenti della Guardia di Finanza.

Vengono analizzati:

  • estratti conto e bonifici;
  • verbali dei consigli di amministrazione;
  • contratti e fatture;
  • operazioni con parti correlate;
  • compensi e rimborsi agli amministratori;
  • finanziamenti soci;
  • cessioni di beni o rami d’azienda;
  • bilanci e relazioni degli organi di controllo;
  • e-mail, chat e dispositivi digitali;
  • rapporti con commercialisti e revisori;
  • documentazione delle società collegate.

La relazione del curatore è un punto di partenza importante, ma non rappresenta una sentenza. Le operazioni devono essere verificate nel contraddittorio e interpretate considerando le condizioni nelle quali furono decise.

Il difensore può nominare un consulente contabile per confrontare la ricostruzione accusatoria con la documentazione e verificare il valore attribuito ai beni, la reale esistenza dei crediti e la destinazione delle somme.

Cosa deve fare l’imprenditore quando emerge il rischio di un’indagine?

Il primo errore è modificare, eliminare o ricostruire a posteriori la documentazione.

Non devono essere cancellate e-mail, alterati verbali, creati contratti retrodatati o trasferiti beni nel tentativo di proteggerli. Comportamenti di questo tipo possono rafforzare l’accusa e generare ulteriori contestazioni.

È necessario invece conservare integralmente:

  • contabilità e bilanci;
  • comunicazioni con i consulenti;
  • documenti bancari;
  • contratti e offerte;
  • perizie e valutazioni;
  • piani di risanamento;
  • richieste di finanziamento;
  • verbali degli organi societari;
  • documentazione relativa alla crisi.

Occorre poi costruire una cronologia della gestione, individuando per ogni operazione chi l’abbia proposta, quali informazioni fossero disponibili e quale finalità economica fosse stata indicata.

Come difende l’imprenditore un avvocato penalista?

La difesa non può iniziare dalla generica affermazione che l’impresa sia fallita per colpa del mercato.

L’avvocato deve affrontare una per una le operazioni indicate dall’accusa e rispondere a domande concrete:

  • il bene apparteneva realmente alla società?
  • quale valore aveva al momento della cessione?
  • esisteva un corrispettivo?
  • il pagamento è stato effettivamente eseguito?
  • quale vantaggio ha ricevuto l’impresa?
  • chi ha deciso l’operazione?
  • l’amministratore conosceva la situazione finanziaria?
  • vi erano pareri professionali favorevoli?
  • la scelta era coerente con un tentativo di risanamento?
  • il patrimonio dei creditori è stato realmente ridotto?

Il difensore deve inoltre distinguere le posizioni. In una stessa società possono esserci amministratori esecutivi, consiglieri senza deleghe, direttori finanziari, soci e consulenti con livelli di conoscenza molto differenti.

L’analisi individuale impedisce che una contestazione complessa venga attribuita indistintamente a tutte le persone presenti nell’organigramma.

Sequestro e restituzione dei beni

Nelle indagini può essere disposto il sequestro di somme, immobili, partecipazioni e altri beni ritenuti collegati alla condotta.

La difesa può contestare il provvedimento quando manca il collegamento con la società, il valore è stato calcolato in modo errato o il bene appartiene a un terzo estraneo.

Restituire un bene o risarcire il danno non elimina automaticamente il reato. Può però incidere sulla strategia processuale, sulla valutazione del danno, sulle attenuanti e sulla scelta di eventuali riti alternativi.

Ogni iniziativa deve essere concordata con il difensore. Un pagamento effettuato senza una ricostruzione completa può essere interpretato in modo differente da quello immaginato dall’imprenditore.

Un recente caso di bancarotta patrimoniale a Milano

Nel luglio 2026 si è concluso mediante patteggiamento un procedimento milanese riguardante un’ipotesi di bancarotta fraudolenta collegata a un’ex società di Fabrizio Corona.

Secondo la ricostruzione pubblicata da ANSA, la contestazione riguardava un’abitazione che, secondo l’accusa, sarebbe stata intestata fittiziamente a un collaboratore e sottratta al patrimonio della società. L’accordo ha previsto una pena di dieci mesi, convertita in pena pecuniaria, tenendo conto anche di un precedente versamento risarcitorio.

Nello stesso procedimento era coinvolta un’altra persona indicata come amministratrice formale. Il pubblico ministero ne aveva chiesto l’assoluzione sostenendo l’assenza di consapevolezza, mentre la relativa decisione era attesa per settembre.

La vicenda mostra due aspetti importanti: la centralità del collegamento tra il bene e il patrimonio societario e la necessità di verificare separatamente la consapevolezza di ogni soggetto, anche quando risulti formalmente investito di una carica.

La chiusura dell’indagine sui gruppi Bioera e Ki Group

Un secondo procedimento recente riguarda i dissesti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl.

Nel luglio 2026 la Procura di Milano ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a sedici persone fisiche e a una società per diverse ipotesi comprendenti bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato. La notizia relativa alla conclusione dell’inchiesta precisa che la Procura si appresta a valutare le successive richieste processuali.

La conclusione delle indagini non equivale a un accertamento di responsabilità. Le persone coinvolte possono esaminare gli atti, depositare memorie, produrre documenti e chiedere di essere interrogate prima delle determinazioni definitive del pubblico ministero.

La complessità del caso evidenzia perché, nei gruppi societari, sia indispensabile distinguere cariche, deleghe, periodi di gestione e singole operazioni, evitando di attribuire automaticamente ogni decisione a tutti gli ex amministratori.

Perché rivolgersi subito a un avvocato penalista a Milano?

Un’indagine per bancarotta può emergere attraverso una richiesta di documenti, una convocazione, una perquisizione, un sequestro oppure la notificazione di un avviso di garanzia.

Intervenire tempestivamente permette di preservare la documentazione, ricostruire il ruolo dell’imprenditore e individuare le operazioni che potrebbero essere interpretate come distrattive.

Attendere la conclusione delle indagini può rendere più difficile recuperare dati, reperire testimoni e spiegare le ragioni economiche di decisioni adottate anni prima.

Lo Studio Penale Boccia, con sede a Milano e operante su tutto il territorio nazionale, assiste gli imprenditori, amministratori e società nei procedimenti per bancarotta fraudolenta, bancarotta semplice e reati connessi alla crisi d’impresa, coordinando la strategia penale con consulenti contabili, finanziari e societari.

Indirizzo: Milano, via Solferino 24 (MM Moscova – Linea Verde)
Telefono: +39 0287177638
Email: info@studiopenaleboccia.it

Domande frequenti

Il fallimento di una società comporta automaticamente un’accusa di bancarotta?

No. La liquidazione giudiziale e l’insolvenza non dimostrano da sole la commissione di un reato. È necessario individuare specifiche condotte patrimoniali, documentali o preferenziali previste dalla legge.

Prelevare denaro dal conto societario è sempre bancarotta?

Non automaticamente. Occorre verificare la destinazione della somma, l’esistenza di una giustificazione, l’eventuale restituzione e il rapporto tra il prelievo e l’attività della società.

Un amministratore può essere accusato per operazioni avvenute prima della sua nomina?

Di regola deve rispondere delle proprie condotte. Può però assumere rilievo il comportamento successivo, per esempio quando l’amministratore conosce un’irregolarità e decide di proseguirla, occultarla o non intervenire pur avendone il potere.

L’amministratore senza deleghe risponde sempre insieme al delegato?

No. La responsabilità richiede la prova della conoscenza dei segnali di allarme, della concreta possibilità di intervenire e del contributo consapevolmente offerto alla condotta.

Chi è l’amministratore di fatto?

È il soggetto che, pur senza una nomina ufficiale, esercita in modo continuativo e significativo i poteri tipici della gestione societaria.

Pagare i dipendenti prima degli altri creditori è bancarotta preferenziale?

Non necessariamente. Devono essere valutati la finalità del pagamento, la situazione della società, la consapevolezza del dissesto e l’intento di favorire un creditore a danno degli altri.

Perdere o non consegnare la contabilità costituisce sempre bancarotta documentale?

No. Occorre verificare le ragioni della mancanza, la possibilità di ricostruire comunque la gestione e l’eventuale intenzione di impedire il controllo sul patrimonio e sugli affari.

Restituire il denaro fa venire meno il reato?

Non automaticamente. La restituzione può avere effetti sulla valutazione del danno e sul trattamento sanzionatorio, ma non cancella necessariamente una condotta già realizzata.

Possono sequestrare i beni personali dell’amministratore?

Nei casi previsti può essere disposto un sequestro su beni ritenuti profitto del reato o soggetti a confisca. Titolarità, valore e collegamento con la condotta possono essere contestati.

Quali documenti deve consegnare l’imprenditore all’avvocato?

Sono utili bilanci, estratti conto, contratti, verbali societari, scritture contabili, comunicazioni con consulenti, valutazioni dei beni, piani di risanamento e documenti relativi alle operazioni contestate.

Fonti esterne

  1. Gazzetta Ufficiale – Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza
    https://www.gazzettaufficiale.it/anteprima/codici/codiceCrisi
  2. Normattiva – Decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, articolo 322
    https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2019-01-12;14~art322!vig=
  3. Corte Suprema di Cassazione – Rassegna della giurisprudenza penale, marzo 2026
    https://www.cortedicassazione.it/resources/cms/documents/Rassegna_mensile_MARZO_2026__Settore_penale.pdf
  4. ANSA – Fabrizio Corona risarcisce e patteggia un’ipotesi di bancarotta a Milano
    https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2026/07/14/fabrizio-corona-risarcisce-e-patteggia-unipotesi-di-bancarotta-a-milano_9304c391-28be-47fa-a903-88970435e0a9.html
  5. ANSA – Chiusa l’inchiesta sui dissesti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria
    https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2026/07/15/chiusa-altra-inchiesta-su-santanche-bancarotta-e-truffa-allo-stato_32ee9d34-1e6e-462b-8106-4983c8bfe977.html
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