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Avvocato penalista – delitti in materia di dichiarazioni

Avvocato penalista – delitti in materia di dichiarazioni

 

Milano, 23 ottobre 2019

Avvocato penalista – DELITTI IN MATERIA DI DICHIARAZIONE

(DECRETO LEGISLATIVO 10 marzo 2000, n. 74)

L’Avvocato penalista Boccia, dotato di una struttura organizzata ed efficiente, difende personalmente e in tutte le fasi processuali, i propri assistiti coinvolti in un procedimento penale per reati fiscali e tributari.

Art. 2.  Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti 

1.E’ punito con la reclusione da quattro a otto (così come modificato dal decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, che ha sostituito le parole “da un anno e sei mesi a sei”) anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi passivi fittizi.

2. Il fatto si considera commesso avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti quando tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

2 bis: Se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a euro centomila, si applica la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni (così come modificato dal decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124).

1.Se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a euro 154.937,07 (lire trecento milioni), si applica la reclusione da sei mesi a due anni.

A riguardo, inoltre, giova sottolineare che concorre nella frode del cliente anche il commercialista, laddove, consapevole della sussistenza di anomalie contabili, ugualmente svolga il suo lavoro accettando gli eventuali rischi connessi. È quanto emerge, a proposito, da una recente sentenza della Cassazione: “Risponde di frode il commercialista che sia a conoscenza di gravi anomalie contabili del cliente, in quanto è sufficiente il solo dolo eventuale laddove il professionista abbia accettato il rischio della condotta non limpida”. (Cassazione penale, sez. III, sentenza 27 giugno 2019, n. 28158).

Art. 3.  Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici 

1. Fuori dai casi previsti dall’articolo 2, è punito con la reclusione da tre a otto (così come modificato dal decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, che ha sostituito le parole “da un anno e sei mesi a sei”) anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, compiendo operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente ovvero avvalendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’amministrazione finanziaria, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi o crediti e ritenute fittizi, quando, congiuntamente:

2. a)  l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro trentamila;

3. b)  l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al cinque per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o comunque, è superiore a euro un milione cinquecentomila, ovvero qualora l’ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta, è superiore al cinque per cento dell’ammontare dell’imposta medesima o comunque a euro trentamila.

4. Il fatto si considera commesso avvalendosi di documenti falsi quando tali documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie o sono detenuti a fini di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

5. Ai fini dell’applicazione della disposizione del comma 1, non costituiscono mezzi fraudolenti la mera violazione degli obblighi di fatturazione e di annotazione degli elementi attivi nelle scritture contabili o la sola indicazione nelle fatture o nelle annotazioni di elementi attivi inferiori a quelli reali.

Giova precisare che tra i reati previsti dagli articoli 2 e 3 sussiste un rapporto di specialità, come la stessa Corte di Cassazione ha avuto modo di ribadire: “a un nucleo comune, costituito dalla presentazione di una dichiarazione infedele, si aggiungono in chiave specializzante, da un lato (art. 2), l’utilizzazione di fatture o documenti analoghi relativi a operazioni inesistenti e, dall’altro (art. 3), una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie congiunta con l’utilizzo di mezzi fraudolenti idonei a ostacolare l’accertamento”. (Corte di Cassazione, n. 6360 dell’11 febbraio 2019).

Art. 4. Dichiarazione infedele 

1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 2 e 3, è punito con la reclusione da due a cinque (così come modificato dal decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, che ha sostituito le parole “da uno a tre”) anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti, quando, congiuntamente:

2. a)  l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro centomila (così come modificato dal decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, che ha sostituito la parola “centocinquantamila”);

3. b)  l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi inesistenti, è superiore al dieci per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a euro due (così come modificato dal decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, che ha sostituito la parola “tre”)

1-bis.  Ai fini dell’applicazione della disposizione del comma 1, non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio ovvero in altra documentazione rilevante ai fini fiscali, della violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, della non inerenza, della non deducibilità di elementi passivi reali.

Giova precisare, peraltro, che la presentazione di una dichiarazione integrativa non permette di evitare la consumazione del reato, come la Suprema Corte ha avuto modo di ribadire: “Il delitto di dichiarazione infedele si consuma con la presentazione della dichiarazione annuale, sì che non rileva l’eventuale presentazione di una dichiarazione integrativa mediante la quale il contribuente abbia emendato il contenuto di quella annuale originaria. (Cassazione penale, sez. III, sentenza 29 maggio 2019 n° 23810).

Art. 5.  Omessa dichiarazione 

1. E’ punito con la reclusione da due a sei anni (così come modificato dal decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, che ha sostituito le parole “da un anno e sei mesi a quattro”) chiunque al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni relative a dette imposte, quando l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte ad euro cinquantamila.

1-bis.  E’ punito con la reclusione da due a sei anni (così come modificato dal decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, che ha sostituito le parole “da un anno e sei mesi a quattro”) chiunque non presenta, essendovi obbligato, la dichiarazione di sostituto d’imposta, quando l’ammontare delle ritenute non versate è superiore ad euro cinquantamila.

2. Ai fini della disposizione prevista dai commi 1 e 1-bis non si considera omessa la dichiarazione presentata entro novanta giorni dalla scadenza del termine o non sottoscritta o non redatta su uno stampato conforme al modello prescritto.

Occorre inoltre sottolineare che, anche in presenza di redditi provenienti da attività illecita, sussiste ugualmente l’obbligo di dichiarazione dei medesimi, come ha stabilito la Corte di Cassazione penale, sez. III, sentenza 22 novembre 2017 n. 53137: “l’art. 5 del d.lgs. n. 74 del 2000 non comporta alcuna violazione del principio nemo tenetur se detegere, in quanto la presentazione della dichiarazione dei redditi non costituisce ex se una denuncia a proprio carico, ma soltanto una comunicazione inviata a fini fiscali, ed alla quale solo in via eventuale seguiranno accertamenti in ordine all’origine delle somme medesime”.

Art. 6.  Tentativo

1. I delitti previsti dagli articoli 2, 3 e 4 non sono comunque punibili a titolo di tentativo.

Avvocato penalista - reati in materia di dichiarazioni
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