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Avvocato penalista – detenzione materiale pedopornografico

Avvocato penalista – detenzione materiale pedopornografico

Milano, 27 maggio 2021

Avvocato penalista – DETENZIONE MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO

L’Avvocato Penalista Boccia,  assistito dai suoi qualificati collaboratori e grazie all’esperienza professionale maturata negli anni di attività forense, offre ai propri assistiti coinvolti in un procedimento penale per reati di detenzione materiale pedopornografico il supporto necessario e una difesa puntuale e accorata; siano loro imputati o persone offese che intendono costituirsi parte civile.

L’art. 600 quater c.p. punisce con la reclusione fino a tre anni e con la multa non inferiore 1.549 euro chiunque consapevolmente si procuri o detenga materiale pedopornografico, anche se non ne sia stato l’autore o gli sia stata offerta a titolo gratuito.

È prevista inoltre l’aggravante della pena ove il materiale pedopornografico sia di ingente quantità. Ai fini della configurabilità di tale circostanza aggravante, il Giudice deve tener conto non solo del numero dei supporti detenuti, dato di per sé indiziante, ma anche del numero di immagini, da considerare come obiettiva unità di misura, che ciascuno di essi contiene (Cass. Pen., Sez. III, 3.05.2011, n. 17211).

La norma in esame tutela il minore e la sua libertà psico-fisica, la morale pubblica ed il buon costume.

La disposizione punisce la mera detenzione di materiale pedopornografico. Per l’integrazione del reato è richiesto l’elemento soggettivo del dolo generico costituito dalla coscienza e volontà della natura del materiale detenuto. La condotta di chi detenga consapevolmente materiale pedopornografico, dopo esserselo procurato, configura un’ipotesi di reato commissivo permanente, la cui consumazione inizia con il procacciamento del materiale e si protrae per tutto il tempo in cui permane in capo all’agente la disponibilità del materiale (Cass. Pen., Sez. III, 10.06.2010, n. 22043).

Il reato in esame è configurabile anche nel caso in cui il materiale sia stato prodotto con il consenso del minore.

A differenza dell’art. 600 ter comma 1 c.p., che ha natura di reato di pericolo concreto, l’art. 600 quater c.p. richiede la mera consapevolezza della detenzione del materiale pedo pornografico, senza che sia necessario il pericolo della sua diffusione ed infatti tale fattispecie ha carattere sussidiario rispetto alla più grave ipotesi delittuosa della produzione di tale materiale a scopo di sfruttamento.

Ai fini della configurazione del reato in esame “la disponibilità del materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori deve essere come possibilità di libera utilizzazione di detto materiale, senza che sia necessario l’effettivo uso” (Cass. pen. Sez. V, 27-09-2006, n. 36094).

Tra il reato di pornografia minorile e quello di detenzione di materiale pornografico non è configurabile il concorso, in quanto si applica, in virtù della clausola di riserva di cui all’art. 600 quater c.p., la più grave fattispecie di cui all’art. 600 ter c.p., rispetto alla quale la detenzione costituisce, quindi, un post factum non punibile.

Per ciò che concerne la condotta di procacciamento e detenzione del materiale pedopornografico emerge che “non si tratta di due reati diversi ma di due diverse modalità di perpetrazione del medesimo reato, e quindi le due condotte non possono concorrere tra di loro” (Cass. Pen., Sez. III, 19.11.2018, n. 43189).

 

PORNOGRAFIA VIRTUALE

L’art. 600 quater 1 c.p. disciplina invece la pornografia virtuale, stabilendo che le disposizioni di cui agli artt. 600 ter e 600 quater c.p. si applicano anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse, con una diminuzione della pena di un terzo.

Ai sensi del codice penale, per immagini virtuali si intendono “immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali”.

É stata la legge 38 del 2006, con l’articolo 4, a estendere il divieto di pornografia minorile a quella virtuale, in virtù dell’attuazione della decisione quadro del Consiglio dell’Unione Europea n. 2004/68/GAI, relativa alla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile.

La giurisprudenza ha affermato che i beni giuridici tutelati dall’articolo in esame sono “da individuare nella intangibilità della personalità dei soggetti minorenni e nel rispetto dei tempi e modi di sviluppo della loro personalità, beni ai quali il legislatore ha inteso assegnare una tutela rafforzata, mediante la criminalizzazione di tutte quelle condotte che, rappresentandolo, esprimano la possibilità del coinvolgimento del minore in quelle attività sessuali in relazione alle quali, come già detto, i minori non sono in grado di prestare un valido consenso, tenuto conto del loro grado di sviluppo psicologico e di maturità relazionale”.

La Cassazione ha inoltre chiarito che “la nozione di immagine del minore impegnato in attività sessuali comprende quindi non solo la riproduzione reale dello stesso in una situazione di “fisicità pornografica”, ma anche disegni, pitture, e tutto ciò che sia idoneo a dare allo spettatore l’idea che l’oggetto della rappresentazione pornografica sia un minore. Si tratta, dunque, di riproduzioni artificiali, che, sebbene realistiche, sono il puro frutto della tecnologia grafica e della fantasia sessuale dell’autore” (Cass.pen., Sez. III, 9.05.2017, n.22265).

Avvocato penalista - detenzione materiale pedopornografico
Avvocato penalista – detenzione materiale pedopornografico
Studio Legale Boccia

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