';

Applicazione pena su richiesta delle parti (il c.d. patteggiamento)

APPLICAZIONE DELLA PENA SU RICHIESTA DELLE PARTI

(IL C.D.  PATTEGGIAMENTO)

L’applicazione di pena su richiesta delle parti (che d’ora in avanti chiameremo patteggiamento) si risolve in una rinuncia dell’imputato a contestare l’accusa.

Fulcro del rito speciale, infatti, è l’accordo fra le parti principali del processo (imputato e pubblico ministero): un accordo che ha per oggetto il quantum di pena da applicare. Basta che una delle due parti sia in disaccordo per rendere impraticabile la soluzione patteggiata.

Tuttavia l’accordo è condizione necessaria, ma non sufficiente: il giudice infatti dovrà verificare i presupposti di applicabilità dell’accordo raggiunto.

La scelta di tale rito comporta delle rinunce da parte dell’imputato che non potrà esercitare il diritto alla prova (con l’accettazione di essere giudicato sulla base degli atti probatori presenti nel fascicolo e compiuti in una fase preliminare del processo), che non potrà controvertere sul fatto e sulla relativa qualifica né, infine, sulla specie e sulla misura della pena da applicare.

Tali rinunce, tuttavia, vengono compensate da alcuni vantaggi.

Primo fra tutti, lo sconto di pena: la sanzione che risulterebbe applicabile al caso concreto, infatti, deve essere diminuita “fino a un terzo” (art. 444, co. 1 c.p.p.). Altro vantaggio è l’assenza di effetti pregiudizievoli della sentenza di patteggiamento: essa infatti non è idonea ad irradiare effetti vincolanti nei giudizi civili ed amministrativi nei quali sia parte l’imputato patteggiante. Infine, l’assenza di pubblicità che può essere di incentivo per imputati che, avendo una fama e notorietà da difendere, preferiscono sottrarsi ai riflettori e alla pubblicità del rito dibattimentale da cui potrebbe derivare un danno all’immagine.

Tale richiesta può essere avanzata nel corso delle indagini preliminari o in udienza preliminare, mentre, in caso di riti speciali, nel giudizio direttissimo sino all’apertura del dibattimento e, in caso di giudizio immediato, entro 15 giorni dalla notifica del decreto mentre, infine, in caso di decreto penale, con l’opposizione.

Il patteggiamento è esperibile per i reati ricompresi nel primo comma dell’art. 444 c.p.p. e vengono individuati in base alla sanzione in concreto applicabile: vi rientrano i delitti e le contravvenzioni punibili con pena pecuniaria, oppure con una delle sanzioni sostitutive previste dalla legge 689 del 1981 o infine, con una pena detentiva non superiore a cinque anni.

 

Il patteggiamento, tuttavia, risulta escluso nei procedimenti per criminalità organizzata, di terrorismo ovvero per determinati delitti contro la personalità individuale o contro la libertà sessuale nonché con riguardo a imputati che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza oppure risultino plurirecidivi.

Nel caso di delitti contro la pubblica amministrazione la richiesta di patteggiamento è ammessa solo a condizione che l’imputato restituisca integralmente il prezzo o il profitto del reato. Allo stesso modo, in caso di reati in materia di imposte dirette o indirette, l’ammissibilità del patteggiamento è subordinata al pagamento del debito tributario.

Il rito in questione è precluso nel procedimento minorili, per ragioni rispondenti ad esigenze trattamentali. Ed è incompatibile con la giurisdizione conciliativa del giudice di pace.

 

L’intesa che accusa e difesa raggiungono sulla pena da applicare obbliga il giudice a decidere circa l’ammissibilità del rito speciale. A tal riguardo il giudice deve, innanzitutto, verificare l’insussistenza di cause di non punibilità; esclusa tale evenienza, il giudice appura l’esistenza dell’accordo fra le parti e l’effettiva volontà delle stesse di concludere in anticipo il processo; successivamente, accerta che non sussista una delle esclusioni oggettive e soggettive ed infine, controlla la corretta qualificazione giuridica data al fatto alle parti e la congruità della pena dalle stesse proposta.

Il giudice decide allo stato degli atti, ovvero in base alle risultanze investigative acquisite nel fascicolo del P.M. Per quanto concerne la valutazione della sentenza di patteggiamento, a livello giuridico, essa è stata ritenuta equivalente ad una sentenza di condanna dalla giurisprudenza più recente. In caso di assenza di determinati presupposti (giudizio di futura astensione dalla reiterazione di crimini e mancanza di impedimenti giuridici) il giudice può concedere la sospensione condizionale della pena, limitandosi a valutare l’istanza in tal senso proposta dalle parti, in quanto non rilevabile quest’ultima d’ufficio dal giudice.

La sentenza di patteggiamento non è appellabile, salvo dissenso relativo al patteggiamento espresso del PM, ma può essere impugnata dinnanzi alla Cassazione per motivi di legittimità e nello specifico per le seguenti casistiche:

  • Questioni relative all’espressione della volontà dell’imputato
  • Mancanza di correlazione tra richiesta e sentenza
  • Errata qualificazione giuridica del fatto e pena o misura di sicurezza illegali.

 

Azione civile e patteggiamento

La persona offesa da reato non può intervenire in tale scelta di rito né per far valere la propria pretesa risarcitoria né per opporsi alla definizione anticipata del processo.  Se nel precedente corso del processo, essa avesse già avuto occasione di costituirsi parte civile, il sopravvenuto accordo circa l’applicazione della pena, la costringerebbe ad abbandonare la sede penale per far valere la propria pretesa davanti al giudice civile.

In questo procedimento speciale, l’azione civile per il risarcimento del danno da reato risulta drasticamente preclusa. Le motivazioni di tale scelta da parte del legislatore, risiedono nel carattere per così dire “incompleto” di questo tipo di accertamento penale dal momento che si tratta di un procedimento definito allo stato degli atti ed il cui materiale di indagine non è tale da fondare una responsabilità sotto il profilo civilistico per l’eventuale danno cagionato dal reato. In altre parole, la sommarietà del rito è tale per cui non risulta possibile accertare una responsabilità in capo al reo in punto di determinazione del risarcimento del danno.

Il danneggiato che già si è costituito parte civile, al più, potrà esigere dall’imputato il pagamento delle spese processuali fino a quel momento sostenute, sulla base di una pur approssimativa valutazione di responsabilità che il giudice penale è tenuto ad effettuare con decisione motivata e ricorribile per Cassazione sia dall’imputato che dal danneggiato.

Il giudice dell’impugnazione, tuttavia, ha il potere di decidere sulla questione civile con la sentenza che applica la pena richiesta dalle parti. In questa ipotesi infatti, il giudice dell’impugnazione ha a disposizione gli atti di una completa istruzione dibattimentale: atti reputati sufficienti a fondare anche una decisione sulla responsabilità civile.

Vuoi maggiori Informazioni ?

Hai un problema ? Sei in una situazione difficile? Contattaci!

Tel. +39 02 871 77 638

CHIAMA ORA