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Avvocato penalista – abuso dei mezzi di correzione o disciplina

Avvocato penalista – abuso dei mezzi di correzione o disciplina

Milano, 18 maggio 2022

Avvocato penalista – ABUSO DEI MEZZI DI CORREZIONE O DI DISCIPLINA

L’Avvocato penalista Boccia, dotato di una struttura organizzata ed efficiente, difende personalmente e in tutte le fasi processuali, i propri assistiti coinvolti in un procedimento penale per reati di abuso dei mezzi di correzione o disciplina; siano loro imputati o persone offese che intendono costituirsi parte civile.

L’art. 571 c.p. punisce chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi.

Se dal fatto deriva una lesione personale, si applicano le pene stabilite negli articoli 582 e 583, ridotte a un terzo; se ne deriva la morte, si applica la reclusione da tre a otto anni.

Affinché sia integrato il delitto di abuso dei mezzi di correzione o disciplina, la norma richiede che l’azione posta in essere vada oltre i limiti dell’uso di un potere correttivo normalmente utilizzato dal genitore. Infatti l’esercizio della funzione correttiva con modalità afflittive e deprimenti, contrasta con la finalità costituzionalmente tutelata dalla carta costituzionale, del pieno sviluppo della persona.

L’abuso dei mezzi di correzione punito dall’art. 571 c.p., presuppone un uso legittimo e consentito di tali mezzi, che tuttavia diventano illeciti quando ne si abusa. Ne consegue che tale reato non viene realizzato quando si usano mezzi di per sé illeciti, sia per loro natura che per la potenzialità del danno: in tali ipotesi, infatti, si configurerebbe più propriamente il delitto di violenza privata.

Per quanto concerne il termine “correzione” la Corte di Cassazione ha avuto modo di esprimersi in merito nello specifico al rapporto col minore: «Relativamente a minori, il termine “correzione” va assunto come sinonimo di educazione, con riferimento ai connotati intrinsecamente conformativi di ogni processo educativo. E non può ritenersi tale l’uso della violenza finalizzato a scopi educativi: ciò sia per il primato che l’ordinamento attribuisce alla dignità della persona, anche del minore, ormai soggetto titolare di diritti e non più, come in passato, semplice oggetto di protezione (se non addirittura di disposizione) da parte degli adulti; sia perché non può perseguirsi, quale meta educativa, un risultato di armonico sviluppo di personalità, sensibile ai valori di pace, di tolleranza, di connivenza utilizzando un mezzo violento che tali fini contraddice. Ne consegue che l’eccesso nel ricorso a mezzi di correzione, in sé illeciti, non rientra nella fattispecie dell’art. 571 c.p. (abuso di mezzi di correzione) giacché a tale condizione soltanto può ammettersi la configurazione dell’ abuso punibile in maniera attenuata, rispetto ad altri e più gravi reati (nella specie, la Corte ha sottolineato che non si comprende come potrebbe farsi rientrare nel concetto di uso di mezzi leciti di correzione o anche soltanto in quello di abuso di mezzi leciti di correzione, e non piuttosto nella ipotesi di violenza privata, la condotta consistita nel percuotere la natica di un alunno – che non ubbidiva all’ordine di smettere di suonare il flauto- con lo stesso strumento musicale, cagionandogli ecchimosi lineari sul gluteo)» (Cassazione penale sez. V  16 maggio 2014 n. 25790).   

La nozione di malattia rilevante ai fini del reato di abuso dei mezzi di correzione o disciplina è più ampia di quella ricompresa nel delitto di lesione personale, dal momento che riguarda ogni conseguenza rilevante sulla salute psichica della persona offesa, “dallo stato d’ansia all’insonnia, dalla depressione ai disturbi del carattere e del comportamento” (Cass. n. 231452/2005).

L’elemento soggettivo richiesto dalla norma ai fini della configurazione del reato consiste nella volontà di compiere il fatto al fine esclusivo di esercitare la propria legittima potestà disciplinare (il c.d. ius corrigendi).  Il nesso causale tra l’utilizzo del mezzo correttivo e il fine della correzione è da valutare sul piano oggettivo, facendo riferimento al contesto culturale e al complesso normativo fornito dall’ordinamento giuridico, e non dall’intenzione dell’agente.

Ciò che contraddistingue, il reato qui analizzato, da quello di maltrattamenti contro familiari e conviventi ex art. 572 c.p. è da ricercare nell’elemento soggettivo previsto dalle due norme: i reato di maltrattamenti infatti, a differenza di quello di abuso dei mezzi di correzione, è punibile a titolo di dolo generico ed implica l’uso di mezzi o modi illeciti.

Avvocato penalista - abuso dei mezzi di correzione e disciplina
Avvocato penalista – abuso dei mezzi di correzione e disciplina
Studio Legale Boccia

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