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Avvocato penalista – bancarotta fraudolenta

Avvocato penalista – bancarotta fraudolenta

Milano, 12 maggio 2022

Avvocato penalista – BANCAROTTA FRAUDOLENTA

L’Avvocato penalista Boccia, assistito dai suoi qualificati collaboratori e grazie all’esperienza maturata negli anni di attività forense ed al costante aggiornamento professionale, offre il supporto necessario e un’assistenza puntuale ai propri assistiti che siano coinvolti in un processo penale per i reati di bancarotta fraudolenta.

Il reato di bancarotta è contemplato dalla Legge Fallimentare (Regio Decreto n. 267 del 16.03.1942), modificata dal D.L. n. 59 del 3.05.2016, convertito e modificato della L. n. 119 del 30.06.2016 in vigore dal 3.07.2016.

Con l’approvazione del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (Cci), orientato a disciplinare gli aspetti civilistici della crisi d’impresa, l’espressione “fallimento” è scomparsa dal panorama normativo, per lasciare il posto al termine “liquidazione giudiziale”; allo stesso modo l’espressione “fallito” è stata sostituita da quella di imprenditore in liquidazione giudiziale. La sostituzione lessicale del termine fallimento con la liquidazione giudiziale non determina un’abrogazione delle previgenti disposizioni con la conseguenza che le fattispecie già contemplate nella legge fallimentare non sono state riformulate dal momento che le nuove disposizioni riproducono sostanzialmente le corrispondenti condotte punite dalla legge fallimentare.

Tuttavia, l’entrata in vigore del Codice è stata posticipata dal d.l. 8.04.2020 n. 23 al 1° settembre 2021.

Ne consegue che ai sensi dell’art. 390 Cci, le procedure concorsuali apertesi prima dell’entrata in vigore della nuova normativa continuano ad essere regolate dalla legge fallimentare e quando in relazione a tali procedure saranno commessi fatti puniti dagli artt. 216 e seguenti della L. Fallimentare, rimarrano applicabili le fattispecie incriminatrici del 1942.

Successivamente a settembre 2021, dunque, il diritto penale fallimentare entrerà in una fase di convivenza dei due testi normativi.

Occorre premettere che la bancarotta può essere propria o impropria. La prima ipotesi riguarda i reati commessi dall’imprenditore individuale (artt. 216 e 217 L. Fall., ora artt. 322 e 323 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza) e dai soci illimitatamente responsabili delle società in nome collettivo e in accomandita semplice (art. 222 L. Fall., ora art. 327 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza). La bancarotta impropria, invece, si riferisce ai fatti commessi “da persone diverse dal fallito” (ora imprenditore in liquidazione giudiziale) e dunque dai titolari di posizioni qualificate all’interno dell’impresa gestita in forma societaria (amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori di società dichiarate fallite).

Il delitto di bancarotta fraudolenta punisce con la pena della reclusione da tre a dieci anni, l’imprenditore che, dichiarato in liquidazione giudiziale, abbia distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni, ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, abbia esposto o riconosciuto passività insesistenti (comma 1, lett. a), oppure abbia sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, i libri contabili o le altre scritture contabili o li abbia tenuti in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari (comma 1 , lett. b).

Il reato di bancarotta fraudolenta, a seconda della condotta posta in essere dall’agente, individua tre categorie di reato: la bancarotta fraudolenta per distrazione, la bancarotta fraudolenta preferenziale e la bancarotta fraudolenza documentale.

La bancarotta fraudolenta patrimoniale o per distrazione (art. 216 comma 1 lett. a L. Fall., ora art. 322, comma 1 lett. a Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza) si configura “nel momento in cui l’imprenditore (o l’amministratore della società) sottrae, nasconde, distrae o distrugge beni o risorse finanziarie dal proprio patrimonio o da quello collettivo per arricchire sé stesso, privando per l’effetto i creditori di qualsiasi forma di garanzia patrimoniale su cui potersi soddisfare” (Cass. Pen., Sez. V, n. 198981 del 6.05.2016).

Il bene e l’interesse tutelato consiste nel diritto dei creditori a soddisfare i loro legittimi interessi e alla corretta informazione sulle vicende contabili e patrimoniali dell’impresa.

Si ha distrazione quando viene conferito al bene una destinazione diversa da quella imposta dalla norma giuridica. La Suprema Corte descrive la condotta distrattiva come “ogni atto di disposizione patrimoniale preordinato a finalità diverse dall’attività d’impresa, allo scopo di assicurare l’utilità del bene a sé o a terzi evitandone l’apprensione agli organi del fallimento, con conseguente depauperamento in danno dei creditori” (Cass. pen., n. 8431/2019).

Parte della giurisprudenza ritiene che al fine dell’accertamento della distrazione sia sufficiente verificare la presenza di un deficit patrimoniale alla data del fallimento (ora liquidazione giudiziale). Vi è un secondo orientamento peró che ritiene necessario procedere a un puntuale accertamento giudiziale delle condotte distrattive, in quanto, ove la responsabilità “fosse desunta dall’accertamento del passivo, il reato di bancarotta fraudolenta sarebbe ravvisabile in ogni ipotesi di fallimento” (Cass., Sez. V, n. 10971, 1.04.2020).

Il reato di bancarotta fraudolenta preferenziale disciplinato dall’art. 322 del Codice della crisi d’impresa (art. 216 comma 3 L. Fall.), punisce l’imprenditore in liquidazione giudiziale che, al fine di favorire alcuni creditori a danno di altri, prima o durante la procedura, esegue dei pagamenti minando la par condicio creditorum, e compromettendo quindi l’esercizio dell’uguale diritto dei creditori di soddisfarsi sui beni del debitore, fatte salve le cause legittime di prelazione.

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, infatti, “in tema di bancarotta preferenziale, qualora il fallito provveda al pagamento di crediti privilegiati, ai fini della configurabilità del reato, è necessario il concorso di altri crediti con privilegio, di grado prevalente o eguale, rimasti insoddisfatti per effetto del pagamento e non già di qualsiasi altro credito” (Cass. pen., n. 18528 del 18 giugno 2020).

Ai fini dell’integrazione del reato di bancarotta preferenziale, la parità di trattamento tra creditori si sostanzia quando rimangono insoddisfatti altri creditori di grado prevalente o uguale a quelli che sono stati preferiti.

Il reato di bancarotta fraudolenta documentale, disciplinato dall’art. 322 co. 1 lett. b Codice della crisi d’impresa (art. 216 co. 1 n. 2 L. Fall.) punisce chi abbia sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li abbia tenuti in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.

La Cassazione ha statuito che si rende “responsabile del reato di bancarotta fraudolenta documentale l’imprenditore che falsifica, distrugge o sottrae i libri contabili al fine di procurarsi un ingiusto profitto, danneggiando nel contempo i suoi creditori” (Cassazione penale, n. 24059/2016).

In merito alle diverse condotte punibili si distingue la sottrazione, che si sostanzia in qualsiasi condotta, diversa dalla distruzione, diretta ad annientare materialmente il documento, sottraendolo all’organo della liquidazione giudiziale; la falsificazione, consistente nella creazione di un falso documento o sostituzione di un documento originario con uno artefatto; l’esposizione o il riconoscimento di passività inesistenti e la tenuta caotica delle scritture contabili che consiste in un’attività di falsificazione sostanziandosi in alterazioni o manomissioni tali da rendere impossibile il soddisfacimento dei creditori.

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Avvocato penalista – bancarotta fraudolenta
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