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Avvocato penalista – truffa

Avvocato penalista – truffa

Milano, 9 luglio 2021.

Avvocato penalista – TRUFFA

L’Avvocato penalista Boccia, assistito dai suoi qualificati collaboratori e grazie all’esperienza maturata negli anni di attività forense ed al continuo aggiornamento professionale, offre ai propri assistiti coinvolti in un procedimento penale per reati di truffa il supporto necessario ed un’assistenza puntuale; siano loro imputati o persone offese che intendono costituirsi parte civile.

Il delitto di truffa, disciplinato dall’articolo 640 c.p., è commesso da chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.

La pena prevista è della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da 51 a 1.032 euro.

Il nucleo essenziale del delitto, è dunque, l’inganno, sulla cui base la vittima viene indotta dall’agente a compiere un atto, positivo o negativo, che comporta una diminuzione del suo patrimonio e che non avrebbe compiuto senza la frode dell’agente.

Il delitto di truffa inoltre è un reato a forma vincolata: viene punito chi, ricorrendo ad artifizi o raggiri, induce taluno in errore, determinando uno spostamento patrimoniale a proprio favore.

Per artifizio si intende la simulazione o dissimulazione della realtà, col fine di indurre in errore il soggetto passivo. Per raggiro, invece, si intende ogni macchinazione atta a far scambiare il falso con il vero. Gli artifizi o raggiri devono essere idonei a indurre la vittima in errore.

Dottrina e giurisprudenza dominanti riconoscono, in particolare, che anche la menzogna, il silenzio e la reticenza possano costituire condotta fraudolenta.

Anche il silenzio maliziosamente serbato da parte di chi abbia il dovere di informare l’altro contraente su determinate caratteristiche dell’affare può quindi integrare il reato di truffa.

In ogni caso l’elemento materiale del reato di truffa, sia che abbia ad oggetto una condotta attiva, sia che si esplichi in una reticenza, deve essere caratterizzato da un quid pluris: messa in scena, menzogna o silenzio devono essere artificiosamente preordinati a perpetrare l’inganno e, comunque, corroborati da un contegno diretto all’occultamento della verità.

Inoltre, ai fini della configurazione del reato è necessario l’elemento dell’induzione in errore per il conseguimento di un ingiusto profitto patrimoniale con altrui danno. L’induzione in errore, che si attua con artifizi o raggiri, provoca il primo evento del delitto in questione, ossia uno stato di errore del soggetto passivo il quale, in conseguenza di ciò, pone in essere l’atto di disposizione patrimoniale che integra il secondo evento della truffa, dal quale deriva, infine, l’evento finale, costituito dal danno patrimoniale.

L’atto dispositivo compiuto dalla vittima come conseguenza dell’induzione in errore, dovuta agli artifici o raggiri, deve procurare alla stessa un danno patrimoniale. Tale danno deve avere, per concorde dottrina e secondo la prevalente giurisprudenza, sempre natura patrimoniale: deve trattarsi non solo della perdita di un bene patrimoniale, ma anche del mancato acquisto di un’utilità economica che il soggetto passivo si riprometteva dalla prestazione carpitagli.

Il dolo nella truffa sta nella volontarietà del fatto, nella cosciente direzione della condotta a trarre in inganno la vittima ed a determinare, con tale mezzo, la disposizione patrimoniale da un lato ed il profitto dall’altro.

 

CIRCOSTANZE AGGRAVANTI

L’articolo 640, al comma secondo, prevede una serie di circostanze aggravanti:

se il fatto è commesso ai danni dello Stato o di un altro ente pubblico o dell’Unione europea.

Per ente pubblico si intende l’ente strumentale al perseguimento di bisogni di interesse generale avente carattere non industriale o commerciale, posto in situazione di stretta dipendenza nei confronti dello Stato, degli enti pubblici territoriali o di altri organismi di diritto pubblico in senso formale.

se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dover eseguire un ordine dell’Autorità.

Per pericolo immaginario si deve intendere un pericolo inesistente che viene fatto percepire come reale alla persona offesa.

– se il fatto è commesso in presenza della circostanza di cui all’articolo 61 numero 5.

L’articolo 61, comma 1 , n. 5 stabilisce che l’aggravante della cosiddetta minorata difesa si configura allorquando l’agente abbia approfittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa. Per la sua applicazione, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, occorre che vi siano condizioni oggettive conosciute dall’agente e di cui questi abbia volontariamente approfittato, valutazione che deve essere fatta in concreto, caso per caso e secondo una valutazione complessiva degli elementi disponibili.

Avvocato penalista - truffa
Avvocato penalista – truffa

Per queste ipotesi la pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da 309 a 1.549 euro.

Studio Legale Boccia

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