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Reati a sfondo sessuale

Studio Penale Boccia Milano - Reati a sfondo sessuale

VIOLENZA SESSUALE

L’Avvocato penalista Boccia, assistito dai suoi qualificati collaboratori e grazie all’esperienza maturata negli anni di attività forense ed al constante aggiornamento professionale, offre ai propri assistiti  coinvolti in un procedimento penale per reati di violenza sessuale il supporto necessario e un’assistenza puntuale;siano loro imputati o persone offese che intendono costituirsi parte civile.

L’art. 609 bis c.p. punisce “chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali”.

I reati di violenza sessuale offendono la libertà personale intesa come libertà di autodeterminazione a compiere un atto sessuale. Secondo l’orientamento costante della giurisprudenza per “atto sessuale” deve intendersi “oltre ad ogni forma di congiunzione carnale, qualsiasi atto che, risolvendosi in un contatto corporeo tra soggetto attivo e soggetto passivo, ancorché fugace ed estemporaneo, o comunque coinvolgendo la corporeità sessuale di quest’ultimo, sia finalizzato e normalmente idoneo a porre in pericolo la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo nella sua sfera sessuale. […] Ne consegue che anche i palpeggiamenti, i toccamenti e gli sfregamenti corporei, posti in essere nella prospettiva del reo di soddisfare od eccitare il proprio istinto sessuale, in quanto coinvolgono la corporeità della vittima, possono costituire una indebita intrusione nella sfera sessuale di quella”. (Cassazione penale, sez. un., 19/12/130, n. 16207).

Per la configurabilità del reato occorre la presenza di un requisito soggettivo, consistente nel ricercare il soddisfacimento sessuale (seppur non realizzato), e di un requisito oggettivo, consistente nella concreta idoneità della condotta a compromettere la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo nella sua sfera sessuale e a suscitare o soddisfare il desiderio sessuale dell’agente.

In tema di violenza sessuale, l’elemento oggettivo consiste sia nella violenza fisica in senso stretto, sia nella intimidazione psicologica che sia in grado di provocare la coazione della vittima a subire gli atti sessuali. La Corte di Cassazione ha ritenuto infatti che fossero idonei in tal senso anche gli “atti sessuali repentini, compiuti all’insaputa della persona destinataria” che quindi non ha la possibilità di prevenire in alcun modo che essi abbiano luogo (Cass. pen., 10.11.2014, n. 46170).

Integra, infatti, infatti il reato di cui all’art. 609 bis c.p. qualsiasi forma di costringimento psico-fisico idonea ad incidere sulla libertà di autodeterminazione della vittima, a nulla rilevando l’esistenza di un rapporto di coppia.

Nello specifico, dunque, il bene giuridico tutelato è l’estrinsecazione della libertà personale, in particolare per quanto riguarda il diritto a non vedersi limitata la propria autodeterminazione sessuale: “Il bene tutelato dall’articolo 609 bis c.p., è rappresentato dalla libertà personale dell’individuo, che deve poter compiere atti sessuali in assoluta autonomia e libertà, contro ogni possibile condizionamento, fisico o morale, e contro ogni non consentita e non voluta intrusione nella propria sfera intima, anche se attuata con l’inganno. La libertà sessuale è perciò espressione della personalità dell’individuo, che trova copertura costituzionale nei precetti di cui all’articolo 2 Cost., e articolo 3 Cost., comma 2. In coerenza con il bene protetto e con la centralità della persona offesa, ai fini della tipizzazione dell’offesa non si richiede né il dolo specifico, né alcun movente esclusivo, in quanto qualsiasi valorizzazione di questi atteggiamenti interiori sposterebbe il disvalore della condotta incriminata dalla persona che subisce la limitazione della libertà sessuale a chi la viola” (Cass. n. 43553/2018).

La minaccia consiste nel manifestare apertamente la volontà di infliggere un danno al soggetto passivo, ad altre persone o a cose, col fine di piegare la volontà della vittima, che viene così costretta a subire gli atti del soggetto attivo.

L’abuso di autorità si manifesta nel caso in cui il soggetto attivo, godendo di una posizione di superiorità concessagli dall’autorità pubblica che riveste, ne abusi al fine di coartare la volontà della vittima nel senso di cui sopra.

Per la configurazione dell’elemento oggettivo non è necessario che il soggetto attivo raggiunga il soddisfacimento del proprio piacere sessuale, né è necessario il fine della sua condotta. Viceversa, elemento costitutivo del reato è il dissenso del soggetto passivo, in quanto in presenza di consenso viene esclusa la tipicità del fatto, non configurandosi, quindi, l’ipotesi di cui all’art. 609 bis c.p.

Tuttavia, il consenso agli atti sessuali deve perdurare nel corso dell’intero rapporto senza soluzione di continuità, con la conseguenza che integra il reato di cui all’art. 609 bis c.p. la prosecuzione di un rapporto nel caso in cui il consenso originariamente prestato venga meno in itinere a seguito di un ripensamento o della non condivisione delle forme o modalità di consumazione dell’amplesso (Cass. pen., sez III, n. 25727 del 24/2/2004).

Il secondo comma del medesimo articolo punisce, inoltre, chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:

1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto.

2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.

Per quanto concerne l’elemento soggettivo, il reato è punito a titolo di dolo generico: pertanto sono sufficienti la volontà e la coscienza di compiere l’atto sessuale affinché il reato venga realizzato.

La pena è della reclusione da 5 a 10 anni per la fattispecie base. In caso di circostanze aggravanti, previste dall’art. 609 quater c.p., la pena è aumentata con la previsione da 6 a 12 anni. Nell’ipotesi in cui il reato è commesso nei confronti di persona inferiori a dieci anni la reclusione è da 7 a 14 anni.

E ancora la pena è aumentata:

  • di un terzo se i fatti sono commessi nei confronti di persona della quale il colpevole sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il tutore;
  • se il reato è stato commesso con l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa;
  • se il reato è stato commesso da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio;
  • se la violenza è commessa su persona sottoposta a limitazioni della libertà personale; nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni diciotto; nei confronti di donna in statodi gravidanza; nei confronti di persona della quale il colpevole sia il coniuge, anche separato o divorziato, oppure colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza;
  • se il reato è commesso da persona che fa parte di un’associazione per delinquere e al fine di agevolarne l’attività;
  • se il reato è commesso con violenze gravi o se dal fatto deriva al minore, a causa della reiterazione delle condotte, un pregiudizio grave.

La pena è ulteriormente aggravata, con un aumento della metà, se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto dieci anni.

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