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SENTENZE DI PROSCIOGLIMENTO

SENTENZE DI PROSCIOGLIMENTO

Milano, 12 luglio 2021.

SENTENZE DI PROSCIOGLIMENTO

Nella categoria delle pronunce di proscioglimento, opposte alle sentenze di condanna, rientrano le sentenze di non doversi procedere e le sentenze di assoluzione.

Il Giudice, in ogni stato e grado del processo, quando riconosce che il fatto non sussiste, che l’imputato non lo ha commesso, che il fatto non costituisce reato, non è previsto dalla legge come reato, che il reato è estinto o che manca una condizione di procedibilità, lo dichiara d’ufficio con sentenza, ai sensi dell’art. 129 c.p.p.

Tuttavia, quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste, che l’imputato non lo ha commesso, che il fatto non costituisce reato, non è previsto come tale dalla legge, il Giudice pronuncia sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere, ai sensi dell’art. 129, comma 2 c.p.p. Tale norma risponde ad esigenze di economia processuale, ed evita di proseguire inutilmente il procedimento penale.

La sentenza di non luogo a procedere può essere pronunciata anche dal Giudice dell’udienza preliminare, quando non accoglie la richiesta di rinvio a giudizio del P.M., ai sensi dell’art. 425, co. 2 c.p.p.

La stessa funzione è attribuita alla sentenza di proscioglimento prima del dibattimento (art. 469 c.p.p.).

Difatti, se l’azione penale non doveva essere iniziata o proseguita, ovvero il reato è estinto e se per accertarlo non è necessario procedere a dibattimento, il Giudice, in Camera di Consiglio, se l’imputato e il P.M. non si oppongono, pronuncia sentenza inappellabile di non doversi procedere.

La sentenza di proscioglimento (assoluzione o non doversi procedere) è pronunciata, inoltre, a seguito di dibattimento secondo il procedimento ordinario (art. 529 – 530 c.p.p.).

La sentenza di non doversi procedere ex art. 529 c.p.p. è pronunciata se l’azione penale non doveva essere iniziata o proseguita, ovvero se la prova dell’esistenza di una condizione di procedibilità è insufficiente o contraddittoria.

La sentenza di assoluzione (art. 530 c.p.p.) va pronunciata se il fatto non sussiste, se l’imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato, non è previsto dalla legge come reato, o se il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile.

Allo stesso modo provvede (art. 530 co. 2 c.p.p.) se manca o è insufficiente o contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso, che il fatto non costituisce reato o che il fatto è stato commesso da persona imputabile.

Nel vigente codice non esiste più la sentenza di assoluzione per insufficienza di prove.

La sentenza di assoluzione deve essere pronunciata se vi è la prova che il fatto è stato commesso in presenza di una causa di giustificazione o di una causa personale di non punibilità, o in caso di dubbio dell’esistenza delle stesse.

Il dubbio, l’insufficienza o la contraddittorietà della prova decisiva va risolto a favore dell’imputato (in dubbio pro reo) e dà luogo alla sentenza di assoluzione.

Avvocato penalista Milano – sentenze di proscioglimento
Studio Legale Boccia

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